mercoledì, agosto 29, 2007 | in : vacanze

Raccontare tre settimane (e tre giorni) di vacanze non è facile: tante emozioni a cui trovare il nome, tanti posti di cui ricordare il nome, tante cose fatte di cui sarebbe meglio dimenticare il nome (vedi punto 8).

E poi, diciamo la verità, ieri ho ricominciato a lavorare e sono piuttosto stanca.

Per cui cercherò di sintetizzare queste tre settimane (e tre giorni) in pochi punti essenziali:

 

1)      IL VIAGGIO D’ANDATA (Roma-Parigi-Tour)

 

Come già evidenziato in questo post, sono partita leggermente provata da varie cose: lavoro, famigghia, paturnie, spm, ecc.

A peggiorare il quadro c’era il fatto di dover affrontare un viaggio così lungo (si per me è stato lungo, embè?) da sola, con il solo usilio della mia persona e delle mie poche facoltà mentali.

Inoltre, c’è da dire, che quando devo partire io vengo presa da una forma d’ansia piuttosto acuta: c’ho l’ansia di prendere l’aereo (se lo perdo non c’è ne è uno dopo a prezzo uguale – e poi ho finito i soldi), c’ho l’ansia di perdermi il biglietto aereo, c’ho l’ansia di portare cose che non posso portare (no, signorina, il fucile a canne mozze non lo puo’ imbarcare, venga ci segua in commissariato), c’ho l’ansia di perdermi la carta d’identità (no signorina, leggere il suo blog non mi assicura che lei sia quella che dice di essere, torni dopo aver fatto la denuncia e il duplicato e cioè TRA VENTI GIORNI).

Insomma, c’ho l’ansia.

Per cui ho passato tutto il tempo, prima in autobus, poi sulla navetta Fiumicino-Roma, a controllare compulsivamente che: il biglietto fosse nella borsa, che la carta d’identità fosse nel portafogli, che il fucile a canne mozze non fosse nella mia borsa.

Con leggero anticipo (tre ore)(tanto pè 'sta tranquilla) mi metto in fila per passare sotto il metal detector. Dopo un’oretta (c’era taaanta gente), arrivo davanti a quella macchina infernale in cui devi mettere le tue cose. Lo zainetto del tipo davanti a me si incastra e io lo strattono per liberarlo e poter inserire anche la mia borsa. Caso vuole che strattono troppo forte e la mia carta d’identità, tenuta forte forte nella mia manina sudaticcia, schizza via e SCOMPARE.

Ecco” – penso – “è accaduto il fatto irrimediabile che mi impedirà di partire. Probabilmente sarà finita chissà dove o la macchina la farà in mille pezzettini. Ma no, devo stare calma, calma e tranquilla. Va tutto bene.”

Cerco di darmi un contegno, ci vuole calma, dignità e classe.

 

“AHHHHHH LA CARTA D’IDENTITA’ HO PERSO LA CARTA D’IDENTITA’ ODDIO LA CARTA D’IDENTITA’ ODDIO MIO LA MIA CARTA D’IDENTITA’”

 

“Signorina, si calmi, è sul nastro”

Il poliziotto mi guarda perplesso.

 

“Ah, okey, grazie, eh eh eh” ridacchio, mentre l’occhio destro balla paurosamente.

 

Non so bene in che modo, riesco ad arrivare ad Parigi, a prendere la metro giusta e il treno giusto.

Un miracolo, ne converrete, considerate le premesse.

 

(si vabbè il primo punto è stato un po’ lungo, cerchero’ di essere più sintetica)

 

2)      LA PRIMA SERA

 

Dopo una giornata tra aeroporti, metropolitane, autobus e treni, sono arrivata a Tour che non odoravo esattamente di gelsomino e rosa mosqueta. Per cui, appena arrivata nella magione del fidanzato, mi sono infilata immediatamente sotto la doccia.

Ma c’era qualcosa che non andava. La doccia buttava acqua piano piano, tipo pioggerellina primaverile e  io non riuscivo a docciarmi come si deve.

 

“Amore, ma c’è un modo per avere più acqua dalla doccia?”

“…Hai provato ad aprire di più il rubinetto?”

“…ehm. ah si certo...”

“buah!buah! buah!buah! buah!buah!” (il fidanzato ha riso per i successive venti minuti)

 

Ecco, ora vi ho convinti che è stato un miracolo l’essere riuscita ad arrivare a destinazione?

 

3)      I PRIMI 5 GIORNI A TOUR

 

Tour ha risvegliato la pensionata precoce che è in me. E’ una piccola cittadina, con il centro ben curato e pedonalizzato, gli alberi sempreverde che si muovono leggermente perché a Tour c’è sempre un po’ di venticello fresco, i ristorantini con gli ombrelloni e i tavoli all’aperto.

Credo che vorrei invecchiare in un posto così, dove c’è tanto silenzio, se lo vuoi, ma anche un chiacchiericcio allegro se vai in piazzetta. In realtà ci vorrei anche vivere ma il fidanzato alla mia proposta ha detto:”Col cazzo”.

Credo di doverlo interpretare come un rifiuto.

Pur essendo un posto tranquillo e pacifico è purtroppo infestato di negozi di fumetti ed oggettistica da adulto troppo cresciuto.

E’ stato difficile convincere il fidanzato che no, il robottone scala 1:1 non gli sarebbe servito (e soprattutto non sarebbe entrato sotto la porta).

 

4)      L’IRLANDA

 

Se ami le infradito, il solleone, la sabbia sui piedi, il vicino di ombrelloni a 5 cm dal tuo naso, la folla, il clamore, i pinocchietti e Lucignolo: beh, non andare in Irlanda.

 

Che dire posso dire: spettacolosa.

Tralasciando quella grandissima zoccola bionda della ryanair che, nonostante un bagaglio inferiore ai 10 kg, ci ha fatto imbarcare le valigie ed un modico costo di € 24,00, il viaggio in Irlanda è stato una gioia per gli occhi e per il cuore.

Abbiamo pisciato allegramente Dublino (troppi turisti – soprattutto italiani), troppo casino, troppo cara, e dopo aver affittato una bella Fiesta da Horatio di CSI Miami, ci siamo diretti belli belli verso la costa, senza una meta precisa, con il fido supporto della Guida del Routard, che vi consiglio caldamente per i vostri viaggi futuri.

Abbiamo visto l’immensità placida e tranquilla del lago di Glendalough, dove è stata girata la famosa scena della spada di Excalibur, abbiamo camminato per antichisissimi cimiteri, leggendo le storie di uomini e donne nati e vissuti tanto tanto tempo fa, abbiamo ammirato i resti di antichissimi monasteri e cattedrali, abbiamo passeggiato per piccoli paesini fatti di una strada e di piccole casette color malva, giallo, azzurro, che colorano le giornate di pioggia.

Perché, è vero, in Irlanda piove. Ma è una pioggia leggera, che tiene compagnia, che ti fa pat pat sulla testa e che quando se ne va, lascia spazio a cicciose nuvole bianche e azzurrine che punteggiano un cielo così vicino e dalle quali sbuca un sole così splendente da rendere la bellezza di questo paese accecante.

Perché se è vero che l’Irlanda è verde, è vero anche che l’Irlanda è meravigliosamente colorata. Le strade sono costeggiate da fiori dai mille colori, il verde dei prati si estende in mille sfumature, il cielo è in continuo movimento e l’oceano si pavoneggia nel suo blu cobalto spruzzato di bianche onde spumose.

Perché il mare in Irlanda, non è accogliente come i suoi abitanti. E poi non è “mare”, una pozza d’acqua turchese in cui affondare le molli mebra. E’ Oceano. E’ vasto e imponente, si scaglia con forza contro le altre scogliere su cui tu, piccola piccola, ti interroghi sul perché della tua esistenza e ti dici che si, ti disperi tanto per mille sciocchezze, mille sciocchezze inutili che si infrangono anch’esse su queste lame di roccia battute dal vento e dalle onde.

L’Oceano è immenso e vasto e su di esso le nuvole si specchiano, si muovono, proiettando a volte lampi di luce che sembrano bruciare la superficie marina.

L’Irlanda è degli irlandesi, gente ospitale (come gli italiani?molto di più, direi) e gentile, pronta a darti una mano anche se non la chiedi, che ti accoglie con il sorriso e ti chiede quello che fai,da dove vieni, come ti trovi. E’ gente che quando percorri con attenzione per minuscole strade di compagna con il limite a 100 Km/h, ti saluta e ti sorride.

Io mi sono innamorata.

 

5)      LA GUIDA A DESTRA OVVERO TIENI LA SINISTRA

 

Haimè, in Irlanda si guida a destra. Il fidanzato, appena montato sulla fiammeggiante Fiesta, nuova di pacca (tenete a mente questo particolare), dopo aver decimato la popolazione di specchietti dublinesi ha perfettamente preso in mano la situazione ed ha guidato tutto il tempo in maniera egregia.

Io ho provato a fare un timido tentativo, anche perché il mio orgoglio di femminista post moderna si sentiva ferito dal fatto di essere sempre scarrozzata dal sesso forte. Per cui ho provato e, dopo circa 10 minuti, ho mandato affanculo il femminismo ed ho lasciato il timone all’uomo di casa.

Perché girare a destra con la guida  a destra e la sensazione che ti sta per arrivare qualcuno nel fianco (destro) è davvero terribile e la mia fragile psiche non ha retto il colpo.

Tuttavia, ho cercato di riprendere un po’ di dignità alla fine del viaggio, ed ho guidato in maniera egregia per 200 km circa.

Poi il fidanzato ha fatto una battuta ed io ho riso e mi sono distratta.

E non ho girato dovrei avrei dovuto girare.

E allora ho fatto marcia indietro mentre continuavo a cazzeggiare allegramente con quell’altro buffone.

E…SCREEEEK.

E mentre io urlavo nella campagna irlandese “NOOO NOOO NON POSSO AVERLO FATTO!!!”, il fidanzato prendeva nota del fatto che avevo sggrattuggiato la fiancata destra della Fiesta (nuova di pacca), contro un misero morettino, unico nel raggio di km e km di campagna irlandese.

 

 

6)      IL CIBO IRLANDESE

 

Ovviamente, per ben due volte (sempre e solo a Dublino) abbiamo provato l’irish breakfast: buonissima, per noi due che digeriamo anche i sassi, ma non credo che riuscirò mai più nella mia vita a mangiare fagioli al pomodoro e fegato alle 8 di mattina. C’è da dire che i padroni dei B&B si preoccupano quando dici che vuoi la colazione continentale e ti chiedono in continuazione se vuoi dell’altro.

Per il resto, in Irlanda vale il concetto di piatto unico.

Inteso come piatto unico PER LA VITA.

Come tutti i nordici, non conoscono l’olio di oliva e friggono e cucinano tutto nel burro, compreso il caffè. Una innocua bistecca con patate diventa un pezzo di carne galleggiante in mille salse ipercaloriche, accompagnata da enormi patate, verdure imbevute di salsa e chi più ne ha più ne metta.

 

Non ho avuto ancora il coraggio di pesarmi, v’ho detto tutto.

 

 

7) SONO PROMESSA SPOSA (almeno in Irlanda)

 

Dietro  un certo sottile suggerimento (fattelo compràà, mia sorella se ne è fatti regalare duee!!!) di una certa romana in terra dublinese, appena atterrati su suolo irlandese, ho dato il pilotto al fidanzato affinché mi regalasse l’anello di fidanzamento tipico del luogo, Il Claddagh Ring.

Trattasi di un anellino con due manine (amicizia), che incorniciano un cuore (l’amore), sormontato da una corona (la lealtà).

Bruttino, è bruttino. Diciamolo. Ma è allo stesso tempo così romantico ed ha una storia così affascinante che, alla fine, il fidanzato me lo ha SPINTANEAMENTE regalato.

Poi mi ha detto che, data lo posizione delle mani, secondo lui il vero messaggio dell'anello è più o meno il seguente:”Ah bella, se non ti comporti bene ti faccio un culo così”.

Mi ha tolto tutta la poesia ed ora ogni volta che mi cade l’occhio sull’anulare rido come una cretina.

 

8)      LAURA E L’INGLESE

 

Nonostante la definizione di “TRONCA IN INGLESE”, affibbiatami da un amico pennellone del fidanzato, che si chiama in un certo modo ma che io chiamo Pasquale e che a breve diventerà Pasquale l’infame (ciao pasqu!:-), me la sono cavata discretamente.

E’ stato bellissimo, dopo giorni di mutismo in terra francese, tornare a essere indipendente, poter chiedere autonomamente dove fosse il cesso o ordinare una tazza di caffè.

Certo, indubbiamente ho le mie difficoltà.

C’è il fatto che mi mancano le parole o che le confondo.

Tipo quando ho chiesto a una signora di farmi un sandwich con mayonaise e marmellata (jam) invece di prosciutto (ham) oppure quando ho detto alla commessa di tagliare (slide) in piccole fette il mio bancomat invece di strisciarlo (slide) nella macchinetta.

 

9) LEAST BUT NOT LEAST: IL FIDANZATO

 

“Vedi, la differenza tra me e te sta nel fatto che quando tu vedi del foie gras pensi:“povera oca” mentre, quando io vedo un’oca penso “foie gras!!”

 

(Frase del fidanzato, detta mentre io guardavo delle povere anatre che sguazzavano ignare in un fiumiciattolo francese)

 

Che dire?Tre settimane (e tre giorni) insieme non l’avevamo mai passate. Per cui abbiamo iniziato questa convivenza con un po’ d’ansia, chissà se litigheremo, chissà se ci sopporteremo.

E infatti l’ansia aveva ragione d’esserci, anche se non esattamente per quei motivi.

Il motivo d’ansia sta nel fatto che, insieme, siamo una minaccia per l’umanità.

Vi pare normale che due esseri umani che hanno ormai passato la trentina, vadano in giro per l’Europa cantando pezzi di Latte e suoi derivati? Vi sembra accettabile che i due esseri in questione si siano sparati per tre sere tutto “Il Padrino”, facendo il tifo per il loro mafioso del cuore?E’ plausibile passare tre settimane (e tre giorni) facendo battute idiote e mangiando l’impossibile?(oddio la bilancia).

Non so, a volte, notando l’affinità con il fidanzato soprattutto nell’atteggiamento cazzarone, io un po’ di paura ce l’ho.

 

Comunque sia chiaro, io ho il fidanzato migliore del mondo. Perché un uomo che ti dice, dopo che tu hai sgrattuggiato la macchina a noleggio provocando almeno 500 euri di danni (tranquilli ne abbiamo pagati solo 100):”Ma che ti frega è solo un pezzo di plastica”, non puoi non adorarlo per il resto della vita.

Soprattutto se poi aggiunge:“Fosse stata la MIA macchina, ti avrei spezzato le gambine” e te lo dice sorridendo, con uno strano lampo negli occhi.

Ragazzi, che dire?Io lo amo  e a lui dedico questa canzone, che ci ha accompagnato nel nostro viaggio irlandese:

 

My own love said to me
"My mother won't mind.
And my daughters won't slight you
for your lack of kind".
He went away from me
and this he did say
"It will not be long, Love,
till our wedding day"
He went away from me
And he moved through the fair
And slowly I watched him
Move here and move there
He went his way homeward
with one star awake
As this swan in the evening
moves over the lake
I dreamed last night
that my own love came in
He came in so sweetly
his feet made no din
He came close beside me
And this he did say
"It will not be long Love
till our wedding day"
It will not be long love
long love
long love
love

(Sinead O'Connor - He Moved Through The Fair )

 

 

(si lo so avevo promesso di essere sintetica non ce l’ho fatta, complimenti a chi è arrivato in fondo)

ARTEmisia76 @ 01:22 | commenti (17)(popup) | commenti (17)
domenica, agosto 26, 2007 | in : vacanze, il mostro

Uhm…dove sono?

Che strano posto è questo?

Dio, che caldo, ma qualcuno ha acceso un phon e me lo sta puntando addosso?

E ‘sta guazza che respiro?

Che letto strano, piccolo, in realtà non è neanche esattamente un letto. E’ un divano, di quelli che apri per farci dormire l’ospite che si ferma qualche giorno.

Aò, marò che callaccia!

Ma come parlo?!

 

(mi alzo)

 

Dove è finito il soffitto con le travi in castagno?E la parete su cui mi piaceva passare la mano la mattina per sentirne l’intonaco ruvido sotto il palmo?

Poi ieri non c’era questo palazzo bianco dietro la finestra. No, ricordo perfettamente, c’erano degli alberi e case con i tetti spioventi in lavagna. Il cielo azzurro dietro. A volte grigio.

 

E poi c’era silenzio. Così tanto silenzio che ti rimbombavano le orecchie e dovevi accendere la radio per essere certa che il mondo non si fosse autodistrutto mentre tu ti scaldavi una tazza di tè.

Si perché poi bevevi tè caldo e avevi addosso una maglietta con maniche lunghe e jeans. Faceva fresco, a volte freddo. Ora sei mezza nuda e sudi come un tricheco.

Sento un inutile allarme che reclama attenzione, un trapano che fora qualcosa e rumori vari di una casa che si sveglia.

 

(guardo a terra)

 

Una cambogia. Una valigia arancione mezza aperta. Carte, cartacce, cartine, biglietti.

 

(mi risiedo sul letto)

 

E poi manca qualcosa. Si manca qualcosa. Io la mattina baciavo. Io la mattina abbracciavo e venivo abbracciata. Qualcuno mi diceva buongiorno con occhi di turchese un po’ sfocati, perché senza occhiali non è che io ci veda benissimo. Poi mi gettava giù dal letto con la scusa di volermi stare vicino. Per non parlare delle coperte perennemente arrotolate dalla sua parte…vabbè, ci vuole pazienza.

E poi a due occhi così perdoni tutto.

Ma che fine hanno fatto?

 

C’è qualcosa che non mi quadra in tutto questo. Che cosa sarà mai accaduto?

 

Sento una donna brontolare e sbatacchiare piatti.

Intravedo una cortina di fumo di sigaretta proveniente dalla porta aperta sul soggiorno.

 

Ah, ecco.

 

Ora capisco.

 

Sono tornata a Roma.

 

(abbiate pazienza, appena mi riprendo dal trauma da ritorno tornerò cazzona come al solito ;-)

ARTEmisia76 @ 14:08 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, agosto 01, 2007 | in : vacanze

Ecco, sono quasi arrivate le agognate vacanze.

Giungo a questa fatidica data con:

- POLPEMORT nel naso che ogni tanto si sveglia e mi fa sanguinare rendendomi perftta per un nuovo film di Dario Argento (sai quanto risparmierebbe in succo di pomodoro);

- una situazione fisica tutta da rivedere: capelli stressati con quadruplice punta carpiata, occhi a palla stile Dori, occhiaia d'ordinanza e schiena gobba alla Frodo;

- una situazione psicologica piuttosto compromessa: stress stress e ancora stress. Più qualche problema di autostima da risolvere

MA

sono arrivate le agognate vacanze: tre settimane tre da passare con il fidanzato, qui e qui che sicuramente miglioreranno fisico e spirito (forse).

Nel frattempo, tanto per rendere la partenza meno traumatica possibile, mia madre ha deciso di farsi venire una bronchite doppia ("cough cough, ma davvero vuoi partire per tre settimane???io sto male, cough cough, e se muoioo????) e il mio otorino (che avrebbe dovuto uccidere polpemort e liberarmi dal maligno) ha deciso di fuggire in località sconosciuta (con i miei 150 euri).

Oggi nuova visita da nuovo otorino (e quest'anno siamo a tre). Preparo il portafogli.

 

BUONISSIME VACANZE A TUTTI, CI SI RILEGGE IL 27 AGOSTO.

 

ARTEmisia76 @ 13:27 | commenti (8)(popup) | commenti (8)