venerdì, novembre 30, 2007 | in : il mostro, brevemente
Oggi torna!
ARTEmisia76 @ 00:00 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
sabato, novembre 24, 2007 | in : famigghia

lei prende la chitarra e spinge un pulsante.

UNZ UNZ UNZ

Io mi dimeno a ritmo di house music.

Lei spinge un altro pulsante, ed ecco un minuetto settecentesco.

Divento una daminia che balla sulle punte.

Un altro pulsante, è il momento della tecno music.

Improvviso una breakdance.

Lei ride come una matta, è alta meno di un metro, ha tre anni ed io sono in suo completo potere.

 

ARTEmisia76 @ 15:11 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
venerdì, novembre 16, 2007 | in : riflessioni sparse, vita architettonica

Bene.

Ho deciso, faccio la libera professionista.

O la libera disoccupata, fate voi.

Basta lavorare per qualcun altro con paga misera!(mi sono detta)

Basta sottostare alla creativitù altrui, quando ne ho io da vendere!(mi sono ridetta)

(creatività da vendere?!!!!)

(certo che si!)

(chi, tu?)

(si, si!!!!mi sono risposta, prendendo a calci il mio alter - distruttivo - ego )

Per cui, eccomi qua, con un piccolo destino incerto fra le mani, che cerco di far credere al mondo esterno che si, sono architetto, cazzo quanto sono architetto, sono libera professionista, o signora mia quanto sono libera!

Il problema è evitare di far capire agli altri che si, sarai pure professionista, sarai pure libera, ma resti comunque una il cui ufficio consiste nella scrivania su cui studiavi per l'esame di terza media (ci sono ancora i buchi fatti con il cacciavite quando costruì il circuito elettrico)(alla fine lo costruì mio fratello), in un computer portatile regalato dai tuoi per il tuo trentesimo genetliaco, in una stampante A3 regalata dal fratello e da un servizio fax gentilmente offerto aggratis (se fffa ppe ddì) da Tiscali s.p.a.

Ma, come vi ho già detto, ci sono molte analogie tra l'amore ed il lavoro. per cui:

occhio non vede, cuore non duole.

Certo, magari sarebbe meglio evitare di lasciare il pranzo portato da casa nella borsa e mostrarlo a tutti nella riunione con quella gente che crede che tu ti cibi solo di sushi e mine HB.

Insomma, il paninazzo con la mortazza e la carta un po' unta non fa architetto di grido.

Inoltre, si dovrebbe evitare di arrivare alle consegne in condizione pietose, tipo da :"sonoduesettimanechenonvivoperfarequestaconsegna,nonmilavo,nonmipettinoenondormo".

Dovrei invece presentarmi splendida come il primo raggio di sole della mattina, profumata di essenze indonesiane e diPRADAvestita.

Vabbè, su queste cose ci si puo' lavorare, in fin dei conti.

Ah, poi, c'è quella cosa dell'inesperienza. Anche se ti sei laureata in 5 anni, anche se hai preso 110 (senza lode, però), anche se ti sei fatta corsi e corsetti ed hai lavorato in 10 posti diversi, non c'è alcuna speranza che non ti capiti qualcosa che non conosci (dio, che periodo contorto...).

Anzi, ogni giorno scoprirai che ti manca un pezzetto. E allora cercherai una guida del tipo:"gli impianti di condizionamento for dummies" o qualcosa del genere. Oppure telefonerai al collega esperto e, facendo la figura dell'inetta, cercherai di carpire tutte le nozioni carpibili.

Nel frattempo, penserai:"Perchè al corso di fisica tecnica ho deciso di portare il progetto dell'illuminazione del Foro Boario invece del condizionamento di un bell'ufficio?".

(e pensare che a quei tempi sto render mi sembrava tanto figo...)

Domande alle quali non troverai risposte.

Anzi, forse si.

E cioè che quello che ti dicevano quelli "grandi" erano banali verità. Banali, certamente, ma certamente verità.

Ossia che quanto erano belli i tempi dell'università, in cui un impianto per te era solo la luce che lavava la superficie e la illuminava in maniera tale da riproporre, anche di notte, l'architettura dell'edificio.

Che meravigliosi tempi di pippe mentali.

Comunque panta rei, che non è una nuova marca di pantcollant per la palestra o un pantera antincendio.

Dicevo, panta rei, tutto scorre, dicevano gli antichi.

Ho studiato su questa scrivania che porta ancora i segni dei miei fallimenti impiantistici, lavoro su questa scrivania imbattendomi ancora in problemi impiantistici.

...

Comunque, sia chiaro, questa nuova vita mi piace.

MI piace poter prendere un autobus e metterci un'ora per arrivare a casa: posso vedere le vetrine, le persone che camminano, le strade, la gente intorno a me che spinge per il suo centimetro quadrato di posto.

Mi piace avere il tempo di pranzare con una cara amica e chiaccherare un po'.

Mi piace non dover pensare all'ansia degli altri, per potermi concentrare sulla mia.

Mi piace lavorare con qualcuno e non per qualcuno.

Mi piace sbagliare  e pensare che la prossima volta non sbaglierò, perchè come dice mia mamma:"Non si nasce imparati".

Insomma, va decisamente meglio.

(a questo punto, potete pure dire ESTIQAZZI)

;-)

ARTEmisia76 @ 00:09 | commenti (14)(popup) | commenti (14)
martedì, novembre 06, 2007 | in : vita architettonica

1) Perdere (o lasciare) il lavoro è come perdere un amore.

Ti senti infelice, ti senti incapace, ti incazzi con l'altra parte che non ti capiva, che ti sfruttava, ti senti incompreso, deluso, avvilito.Ti chiedi se sarai mai capace di avere un rapporto, in questo caso lavorativo, soddisfacente.

Però, per fortuna, un buon lavoro si puo' trovare (spero) mentre un fidanzato splenderrimo come il mio è introvabile.

Quindi mi sto ripentendo ossessivamente cheiosonomoltofortunata, a dispetto delle apparenze.

2) Ho detto ai miei capi che me ne sarei andata da qui a 15 giorni. Poi sono tornata in me ed ho pensato:"Col cazzo!" (è vero, mi contraddistinguo sempre per la gentilezza dei modi e per le espressioni forbite) ed ho deciso che questa sarà la mia ultima settimana.

Solo che loro non lo sanno (ancora).

Troppo presi dalle loro incombenze, domani me ne uscirò bella bella con un:"Hey gente, giovedì è il mio ultimo giorno, tanti cari saluti".

E, mentre loro si dispereranno così come hanno fatto quando gli ho detto che me ne andavo e cioè dicendo:"Ah ok", io scapperò via lasciando la mia fattura sulla loro scrivania.

Per una volta tanto, lavorare come dipendente travestita da libera professionista con: nessun contratto, nessun impegno, nessuno straordinario pagato, niente ferie pagate, niente malattia, si ribalterà a mio favore con un bel

Nessun preavviso.

2) A propostio di libera professione, sia lodato sempre S.Luigino Commercialista che questo trimestre mi ha compensato l'I.V.A. da pagare.

3)Siccome la sottoscritta non sta mai con le mano in mano, la prossima settimana inizierò a lavorare da un amico, l'unico del mio gruppo di amici universitario ad avere uno studio. Questo amico, il cui santino verrà a breve messo vicino a quello del commercialista,  mi ha detto che mi puo' """"assicurare""" (le virgolette sono volute, visto che in questo campo si puo' assicurare ben poco) un part time.

Per cui, una cosa è sicura: guadagnerò poco, ma potrò anche cominciare a fare una vita normale, tipo tornare a casa alle 17:30, andare in palestra (ma non avrò più i soldi per pagarla), e soprattutto girare per negozi a farequellochedevofaremachenonvipossodiremapromettochevelodiròpresto.

That's all folks!

Tante care cose a tutti, io sto we me ne volo tra le braccia dello splenderrimo.

L.

ARTEmisia76 @ 14:37 | commenti (19)(popup) | commenti (19)
venerdì, novembre 02, 2007 | in : riflessioni sparse

Puo' uno periodo della tua vita essere al tempo stesso immensamente bello e immensamente brutto, tanto che quando ti chiedono :"Come stai?" non sai mai se rispondere:"Magnificamente, grazie!" o "Una merda, grazie"?

Ebbene, posso dirvi con assoluta certezza che la risposta a questa domanda è: SI.

 

ARTEmisia76 @ 21:27 | commenti (6)(popup) | commenti (6)