La prima volta che ho bevuto un mojito ero seduta su uno scomodo sgabello, davanti a un banco bar, in uno di quei posti tristi sulla spiaggia, quelli che per darsi un tono mettono le candele per terra, qualche letto con baldacchino fuori e il dj fattone su un trespolo al chiar di luna.
Lui era la mia fissa dell'estate di circa 5 anni fa (i più affezionati si ricorderanno): bello ( o almeno così me lo ricordo), intelligente, mondano, simpatico. Io ero totalmente fuori di testa, avevo smesso di nutrirmi per essere più magra=più bella (faccenda durata non più di tre giorni), vivevo per ogni suo squillo sul cellulare, ammorbavo il blog con "ha chiamato/non ha chiamato", quando ero con lui davo il meglio di me, cercando di tirare fuori tutto il repertorio di battute (per la serie: sono simpatica), inframezzate da citazioni colte (per la serie: sono anche intelligente), con accenni tragici alla mia vita di bambina emarginata (della serie: sono tanto sensibile, ho tanto bisogno di protezione) più varie ed eventuali (della serie: ormai sono una donna sposata e ho una reputazione da difendere e non scrivo altro).
Tra i miei amici, lui era chiamato "quello dè Formentera": non perchè fosse di Formentera (era un banale abitante di Roma sud) ma perchè mentre era in vacanza in quell'isola famosa per la vita sobria e morigerata, durante la quale i miei cari amici mi prospettavano sue acrobazie sessuali con varie esponenti femminili autoctone e non, lui mi chiamò (della serie: tiè, pia e porta a casa) dicendomi che gli mancavo tanto perchè "il colore del mare era identico a quello dei miei occhi".
Mi disse questa cosa mentre ero sull'amata Dori e mi provocò una tale emozione che quasi rischiai di buttare giù uno dei pini di via della Pineta Sacchetti.
Un giorno andai a cena a casa di Amica Riccia: c'erano anche Amica Lontana e Collega di Amica Riccia. Il pomeriggio l'avevo passato con lui, al mare, rischiando l'ustione di terzo grado e la cecità completa, visto che eravamo andati in un orario per la mia pelle impossibile (le 13) e io avevo indossato per tutto il tempo le lenti a contatto (della serie: mai nella mia vita mi vedrai in versione talpina).
Quella sera, lui aveva una festa vicino casa sua che, guardacaso, era vicinissima a casa di Amica Riccia (per la serie: i segni del destino, questo è l'uomo della mia vita).Mi aveva chiesto di andare, ma io temevo che l'avesse fatto solo per cortesia e non per un preciso desiderio di avermi con sè.
Fu così che, durante la cena a casa di Amica Riccia, esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze (per la serie: mi vuole con lui oppure invece pensa che sono una palla appiccicosa, una cozza attaccata alla scoglio, per cui non vuole che io venga, però me l'ha chiesto perchè pensa che, altrimenti, ci rimango male?), esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze, esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze, finchè il Collega di Amica Riccia si gira, mi guarda e mi chiede:" Senti, ma hai quindici anni o cosa?Comportati da adulta!T'ha detto di andare e allora VAI!".
Inutile dire che, immediatamente, Collega di Amica Riccia fu catalogato nel giorone degli "stronziinsensibilimachitec'hachiamatoIOTIODIO".
Finì che io andai alla festa, poi lui partì in barca a vela, io partì per la Sicilia, messaggi, parole, opere, cene, controcene, ecc. ma, alla fine, non se moveva 'na paja (ovvero, qualche paja se moveva ma non nella direzione giusta) perchè lui c'aveva le crisi del tipo:
"sai sono stato con una dieci anni, poi ci siamo lasciati, poi ne ho incontrata un'altra bella topa fantastica meravigliosa e poi le mi ha lasciato per il suo ex per cui io adesso non ce la posso fare, tu sei bella stupenda trullallero trullalllà però io non sono in grado in questo momento di impegnarmi in una storia seria"
che, tradotto voleva dire:"non mi piaci abbastanza".
La storia finì con il primo acquazzone di Settembre, che non si capisce bene se era la pioggia o ero io che piangevo a fontana e meditavo istinti suicidi e maledivo l'estate, il sole e mi ripromettevo che mai nella mia vita avrei più bevuto un mojito.
Cinque anni dopo, in un ristorante milanese, mentre aspettavo degli amici per andare a cena, mi sono avvicinata al bar e ho chiesto un aperitivo.
"Uno spritz, per favore!" ho detto al tipo davanti a me, ma il ragazzo brasiliano mi ha guardato con un bel punto interrogativo sulla faccia e mi ha detto:"Caipirinha, Caipiroska, Mojito?".
"Mojito" ho risposto.
Mi sono girata e ho visto dietro di me quel mostro del Collega di Amica Riccia.
E, con in mano il mio splendido mojito, ho sorriso a mio marito.
"Senti, stiamo riorganizzando il gruppo di gioco di ruolo"


