sabato, gennaio 31, 2009 | in : vita a 2

La prima volta che ho bevuto un mojito ero seduta su uno scomodo sgabello, davanti a un banco bar, in uno di quei posti tristi sulla spiaggia, quelli che per darsi un tono mettono le candele per terra, qualche letto con baldacchino fuori e il dj fattone su un trespolo al chiar di luna.

Lui era la mia fissa dell'estate di circa 5 anni fa (i più affezionati si ricorderanno): bello ( o almeno così me lo ricordo), intelligente, mondano, simpatico. Io ero totalmente fuori di testa, avevo smesso di nutrirmi per essere più magra=più bella (faccenda durata non più di tre giorni), vivevo per ogni suo squillo sul cellulare, ammorbavo il blog con "ha chiamato/non ha chiamato", quando ero con lui davo il meglio di me, cercando di tirare fuori tutto il repertorio di battute (per la serie: sono simpatica), inframezzate da citazioni colte (per la serie: sono anche intelligente), con accenni tragici alla mia vita di bambina emarginata (della serie: sono tanto sensibile, ho tanto bisogno di protezione) più varie ed eventuali (della serie: ormai sono una donna sposata e ho una reputazione da difendere e non scrivo altro).

Tra i miei amici, lui era chiamato "quello dè Formentera": non perchè fosse di Formentera (era un banale abitante di Roma sud) ma perchè mentre era in vacanza in quell'isola famosa per la vita sobria e morigerata, durante la quale i miei cari amici mi prospettavano sue acrobazie sessuali con varie esponenti femminili autoctone e non, lui mi chiamò (della serie: tiè, pia e porta a casa) dicendomi che gli mancavo tanto perchè "il colore del mare era identico a quello dei miei occhi".

Mi disse questa cosa mentre ero sull'amata Dori e mi provocò una tale emozione che quasi rischiai di buttare giù uno dei pini di via della Pineta Sacchetti.

Un giorno andai a cena a casa di Amica Riccia: c'erano anche Amica Lontana e Collega di Amica Riccia. Il pomeriggio l'avevo passato con lui, al mare, rischiando l'ustione di terzo grado e la cecità completa, visto che eravamo andati in un orario per la mia pelle impossibile (le 13) e io avevo indossato per tutto il tempo le lenti a contatto (della serie: mai nella mia vita mi vedrai in versione talpina).

Quella sera, lui aveva una festa vicino casa sua che, guardacaso, era vicinissima a casa di Amica Riccia (per la serie: i segni del destino, questo è l'uomo della mia vita).Mi aveva chiesto di andare, ma io temevo che l'avesse fatto solo per cortesia e non per un preciso desiderio di avermi con sè.

Fu così che, durante la cena a casa di Amica Riccia, esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze (per la serie: mi vuole con lui oppure invece pensa che sono una palla appiccicosa, una cozza attaccata alla scoglio, per cui non vuole che io venga, però me l'ha chiesto perchè pensa che, altrimenti, ci rimango male?), esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze, esprimevo i miei dubbi e le mie incertezze, finchè il Collega di Amica Riccia si gira, mi guarda e mi chiede:" Senti, ma hai quindici anni o cosa?Comportati da adulta!T'ha detto di andare e allora VAI!".

Inutile dire che, immediatamente, Collega di Amica Riccia fu catalogato nel giorone degli "stronziinsensibilimachitec'hachiamatoIOTIODIO".

Finì che io andai alla festa, poi lui partì in barca a vela, io partì per la Sicilia, messaggi, parole, opere, cene, controcene, ecc. ma, alla fine, non se moveva 'na paja (ovvero, qualche paja se moveva ma non nella direzione giusta) perchè lui c'aveva le crisi del tipo:

"sai sono stato con una dieci anni, poi ci siamo lasciati, poi ne ho incontrata un'altra bella topa fantastica meravigliosa e poi le mi ha lasciato per il suo ex per cui io adesso non ce la posso fare, tu sei bella stupenda trullallero trullalllà però io non sono in grado in questo momento di impegnarmi in una storia seria" 

che, tradotto voleva dire:"non mi piaci abbastanza".

La storia finì con il primo acquazzone di Settembre, che non si capisce bene se era la pioggia o ero io che piangevo a fontana e meditavo istinti suicidi e maledivo l'estate, il sole e mi ripromettevo che mai nella mia vita avrei più bevuto un mojito.

 

Cinque anni dopo, in un ristorante milanese, mentre aspettavo degli amici per andare a cena, mi sono avvicinata al bar e ho chiesto un aperitivo.

"Uno spritz, per favore!" ho detto al tipo davanti a me, ma il ragazzo brasiliano mi ha guardato con un bel punto interrogativo sulla faccia e mi ha detto:"Caipirinha, Caipiroska, Mojito?".

"Mojito" ho risposto.

Mi sono girata e ho visto dietro di me quel mostro del Collega di Amica Riccia.

E, con in mano il mio splendido mojito, ho sorriso a mio marito.

 

ARTEmisia76 @ 12:28 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, gennaio 24, 2009 | in : politically incorrect, quanto me rode

www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/violenza-roma/domiciliari-stupro/domiciliari-stupro.html

"Il ragazzo è incensurato e avrebbe tenuto un comportamento collaborativo nel corso delle indagini: ha confessato ed è apparso consapevole e sofferente per il gesto compiuto"

Si parla dello stupro di Capodanno, avvenuto durante la manifestazione "Amore 09" (mai titolo su così appropriato, immagino la gioia di pubblicitari e sponsor), avvenuto ormai un mese fa.

Il fanciullo pentito e sofferente, si è presentato agli inquirenti quando ormai era certo che, a breve, i carabinieri avrebbero bussato alla sua porta.

Nell'articolo si parla di atteggiamento collaborativo: peccato che a suo tempo, interrogato dagli agenti, avesse detto:" Stanotte ho avuto un'avventura".

Non sarà un'avventura, cantava qualcuno: e infatti trattasi di violenza.

Ma lui è pentito, sofferente e pronto a farsi avanti. Alla fine si scoprirà che la gonna della tipa era troppo corta o che portava i jeans, chissà. Sicuramente, essendo incensurato, verranno riconosciute tutte le attenuanti del caso e, tra indulto e riduzioni di pena, non farà un giorno di carcere.

E' bello riempirsi la bocca di parità dei diritti, di  società civile, di consapevolezza femminista.

E' davvero bello, peccato che la realtà viva altrove.

Sappiamo benissimo come andrà a finire: il tizio continuerà a vivere la sua bella vita, magari stuprerà altre donne oppure no, perchè 'sta volta se l'è davvero vista brutta e andrà avanti, pensando che, in fin dei conti, quella se l'era cercata e che, anzi, le è pure un po' piaciuto.

Lei, invece, non avrà scampo dalla sua condanna: vivrà con una  piaga di carne viva nell'anima e nel corpo, convinta che la giustizia non esiste. 

Da un'indagine ISTAT del 2005 emerge che, in Italia:

"oltre la metà delle donne in età 14-59 anni ha subito almeno
una molestia sessuale, un ricatto sessuale sul lavoro o una violenza,
tentata o consumata, nel corso della vita (55,4 per cento). Quasi il
20 per cento delle donne nella fascia di età considerata ha subito
molestie fisiche. Nel caso, poi, delle sole violenze consumate,
l'autore è un amico delle vittime addirittura nel 23,8 per cento dei
casi, il coniuge o il convivente (o l'ex coniuge/convivente) per il
20,2 per cento e il fidanzato o l'ex fidanzato per il 17,4 per cento,
mentre le violenze da parte di estranei riguardano appena il 3,5 per
cento delle donne che hanno subito violenza sessuale."

(fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Abuso_sessuale#Molestie_e_violenze_sessuali)

Donne, ricordatevela questa storia e ricordatevi queste cifre, quando andrete a cazzeggiare l'8 marzo, quando spenderete 40 euro per guardare lo spogliarello del coglione di turno, perchè c'è la parità dei diritti e allora se lo possono fare gli uomini perchè noi donne no, oppure quando qualcuno vi chiederà perchè festeggiate l'8 marzo e voi risponderete che voi non lo festeggiate, che a voi non interessa, perchè voi non siete femministe: ricordatevi, care ragazze con la memoria corta, che la parità dei diritti non si misura sulla quantità di volte che vostro marito butta i calzini nel cestone.

Signore mie, la posta in gioco è un tantinello più alta.

 


ARTEmisia76 @ 21:43 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
venerdì, gennaio 23, 2009 | in : vita architettonica

Allora.

La situazione è la seguente:

I curricula (avete visto come so bene le lingue?e non ho nemmeno fatto latino alle superiori!) inviati stanno sfiorando i 200.

200!

Di questi 200, ho ricevuto 5 risposte:

- una mi diceva che non ero in linea con il profilo da loro cercato (e io gli ho mandato una email di risposta del tipo:"Non sono così idiota da mandare curricula - guardi come conosco bene anche il latino - in risposta ad annunci che non corrispondono al mio profilo")(si, lo so, ero un po' nervosa);

- due mi hanno detto che l'organico era al completo. Anzi, una ha aggiunto che il mio curriculum è interessante: un massaggio dell'ego fa sempre bene, peccarità, ma non rimpolpa il conto corrente;

- uno mi ha chiesto cosa volesse dire "consulente Autodesk" O_o;

- uno mi ha chiamato per fare il colloquio.

IL COLLOQUIO:

Studio carino.

Persone carine, un po' troppo milanesi (soprattutto la componente maschile:alto, asciutto, capelli brizzolato fluente e spettinato, aria emaciata, voce profonda e atteggiamento alla "graziemammachemihaifattocosìbello").

Io ero preparatissima: curriculum e portfolio in una mano, ansiolitici nell'altra.

Mi sono dimenticata come è fare colloqui: è ODIOSO.

Stai lì che devi inventarti cazzate del tipo:"Ma siiii io ADOVO fare il coordinamento della sicurezza, vuoi mettere?Dire al tizio di allacciare la cintura al ponteggio, girare le spalle e vederlo sghignazzare con i suoi colleghi, togliendo la sicura. E' meraviglioso, è così APPAGANTE.

Io ADOVO girare per uffici, fare ancora finta di essere neolaureata e, con fare da povera pecorella sperduta nel bosco, chiedere:"mi scusi, ma non è che mi spiegherebbe per la ottocentomillesima volta come si calcolano gli oneri concessori?mica per altro, ma io le cose pallose non riesco a farmele stare in testa!".

Vabbè.

Insomma, sono andata, tutta de nero vestita, perchè nero è figo, il nero snellisce, il nero fa tanto intellettuale. Capelli legati, perchè sono rigorosa, precisa, affidabile. Smalto viola, perchè sono creativa. Scarpe basse, perchè inciampare davanti a voi non sarebbe bello (una volta mi è successo, non è che sono paranoica).

E quindi?Come è andata?

'Na catastrofe, 'na cambogia, 'na caporetto.

Io non so cosa mi sia preso, ma sono stata IMBARAZZANTE.

"Ma lei è autonoma?"

"Ehm, certo, si, come no. Autonoma, sono abituata a essere autonoma. Autonoma, si.Però mica mi lasciate da sola, no?"

"Ma questo lavoro, l'ha fatto lei da sola?"

"Si, certo. Però non era tanto difficile. No era facile, una sciocchezza, davvero. Insomma potevo farlo io ma anche uno appena uscito dalla facoltà"

"Ma lei sa usare bene Autocad e 3d studio?"

"Ehm, certo. Poi, bene. Che vuol dire bene. Insomma, non è che li ho progettati io, ecco magari qualcosa mi sfugge, però si li uso discretamente"

"Ma lei ha fatto Direzione Lavori, Coordinamento Sicurezza?"

"Ma certo. Si vabbè, ho anche fatto degli errori, ecco però insomma, chi non fa non sbaglia. Si ho fatto direzione lavori. E anche Coordinamento della sicurezza. Però niente di complicato".

Ero li, seduta, con la mia bella coda bassa e le mani sulle gambe, dritta stai dritta e non fare la gobba, con questa gente che mi guardava  e che quando ho detto "chi non fa non sbaglia" (ma cosa diavolo mi è venuto in mente di dire??!!) hanno fatto una faccia che voleva dire "Bye Bye baby".

Perchè?

E' che in sottofondo sentivo la voce del mio ex capo, quello che mi disse, dopo un anno e mezzo di lavoro, passato facendo orari assurdi e dedicandomi "alla causa" con tutta me stessa, senza un attimo di respiro, senza un momento di pausa:"Ah, ma tanto tu, in questo tempo, che hai fatto?Qualche render?E poi, stai tanto a studio, ma non si vede il prodotto di tutto questo lavoro!".

Ecco, questa cosa mi rimbombava nelle orecchie  e pensavo a quando, fresca di laurea, andai al mio primo colloquio, lontano lontano da casa mia, con la mia piccola macchina e un curriculum ancora più piccolo e parlavo di me come se fossi stata la novella Zaha Hadid e tutto mi sembrava possibile, tutto mi sembrava facile e il mio capo, quello che mi ha insegnato praticamente tutto quello che so, pensò "Vediamo se è proprio vero che è così brava, diamole una possibilità".

E li c'ho lavorato per tre anni, facendo cose belle, facendo errori (una volta dimenticai in un computo metrico, di mettere il costo dei ponteggi)(era la ristrutturazione di una facciata O_o), ma mai mi sono sentita incapace, mai mi sono sentita non all'altezza, sempre convita che tutto sarebbe andato bene.

L'esperienza aiuta, è vero. Ma a volte è deleteria.

(comunque sto bene eh, è venuto un post lamentoso ma non era mia intenzione.Sto bene, si si.

"Non ho neanche spaccato la faccia a mia nonna")

ARTEmisia76 @ 19:33 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
domenica, gennaio 18, 2009 | in : vita a 2

Mi scappa la pipì.

Vado in bagno.

Vado in bagno e trovo sulla vasca (che è vicina al "water")(avrei scritto "cesso", ma forse è meglio scrivere "water" no, è più fine?) un giornaletto.

Mio marito legge al bagno (anche qui avrei scritto "cesso", vi ho mai raccontato di quella volta che a laboratorio 1 di progettazione il mio prof. invece di dire "bagno" disse "cesso"?io rimasi molto colpita e pensai che gli architetti fighi dicessero "cesso" al posto di "bagno", così ho cominciato a dire anche io "cesso", ma non mi sono mai sentita un architetto figo, a dir la verità).

Vabbè, che c'è di male?Io, in una vita precedente (una vita in cui non ero architetto, ero solo una bambina grassottella con i capelli corti, la psoriasi e gli occhiali da talpina a cui piaceva Topolino) leggevo moltissimo al bagno (anche qui avrei scritto...vabbè, basta!).

Prendo il giornale.

Leggo il titolo.

QUESTO E' TROPPO!!!!

Vado in camera, gli sventolo il giornale sotto il naso

"Marco, basta, questo è troppo!"

"Che c'è???!!"

"Non potresti essere normale?Un marito come tutti gli altri?!"

"Eh?!"

"Un pornazzo!Leggiti un pornazzo mentre stai al bagno, non "LE SCIENZE E I QUADERNI - IMMAGINI MATEMATICHE DELLA REALTA'!"

"..."

"Non è NORMALE!"

 "..."

ARTEmisia76 @ 20:54 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
venerdì, gennaio 16, 2009 | in : vita a 2

"Senti, stiamo riorganizzando il gruppo di gioco di ruolo"

"Ah, fantastico!"

"Bene, ecco, perchè non provi?"

"Io??!!ASSOLUTAMENTE NO!e poi non ho mai giocato!"

"E che vuol dire!"

"Ma i giochi da tavolo mi annoiano e non sono brava, lo sai"

"Ma no, questo è una cosa diversa, magari ti piace"

"Ma nooo, ma daaaai, ma vi faccio solo perdere tempo"

"Prova"

"E se poi mi annoio?E se poi non vado bene?E se poi sbaglio?"

"..."

"Senti, vabbè, dai, facciamo una prova, ma già ti dico fin da ora che non andrà bene. I giochi mi annoiano, io non sono particolarmente sveglia, ti farò fare brutta figura, andrà malissimo, i tuoi amici mi odieranno, tu ti arrabbierai perchè vi ho fatto perdere tempo, e poi..."

"Vabbè, vengono stasera a fare una prova, ok?"

"Ok, ma andrà male!"

...

...

...

Sono una vampira, ho 20 anni, mi ha appena vapirizzato un vampiro di ottava generazione, sono intelligente e bellissima, non molto forte fisicamente, ma ho i poteri dell'occulto, della manipolazione e ho grandiose capacità artistiche. Mia madre era un'ubriacona, mio padre ci ha abbandonate quando avevo nove anni, ora vivo solo di notte,non uccido nessuno per bere sangue, pago un tizio che lavora al reparto trasfusioni, faccio la cameriera, dipingo quando torno dal turno e sono dotata di un talento eccezionale, ma sono sfigata e non vendo nulla, ho capacità di orientarmi nei bassifondi, so sparare e guido bene.

Ah, il mio nome è Artemisia, ovviamente.

 

 

ARTEmisia76 @ 12:58 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, gennaio 13, 2009 | in : cose buffe, brevemente

 

ARTEmisia76 @ 21:16 | commenti (popup) | commenti
domenica, gennaio 11, 2009 | in : lamentele, vita architettonica

Giovanna fa la spazzacamino.

In questo periodo non è un lavoro che va per la maggiore, ma a Giovanna piace.

Un giorno Giovanna decide di seguire il suo amore in una città lontana e fredda.

 Tutti le dicono:"Vedrai, vedrai, quanti camini da spazzare, lì fa freddo, i camini sono accesi e tu avrai tanto tanto lavoro".

Giovanna è talmente contenta di seguire il suo amore che crede a tutto quello che le dicono e affronta la sua nuova vita nella fredda città del nord piena di entusiasmo.

Giovanna si mette di buona lena a cercare lavoro:cerca, cerca e cerca. Invia curricula in giro, mandandoli ai proprietari delle piccole case della pianura fino alle grandi aziende produttrici di camini.

Lei è fiduciosa e aspetta.

Ma aspetta e aspetta e non arriva nulla "E dove sono tutti questi camini da pulire di cui mi avevano parlato?" si chiede Giovanna dubbiosa.

Giovanna, che è anche una ragazza un po' insicura, comincia anche a dubitare di sè. Si chiede se magari non è abbastanza brava a spazzare i camini, se magari non è abbastanza veloce.

Nel frattempo un funzionario del re le chiede di pagare l'anticipo sui suoi guadagni futuri, un altro funzionario le chiede di pagare il sostentamento per gli altri spazzacamini ormai in pensione e, in più, Giovanna e il suo amato persistono in quel terribile difetto che consiste nel voler mangiare tre volte al giorno e avere un tetto sulla testa.

Giovanna continua a mandare curricula, speranzosa.

Un giorno, la lucina gialla del suo computer fa plin plin e Giovanna vede, felice, che è la risposta a un suo curriculum.

La gioia abbandona presto il suo viso, quando legge il contenuto dell'e-mail:"Gentile spazzacamino, mi dispiace ma il suo profilo non corrisponde a quello che cerchiamo".

Giovanna aggrotta le sopracciglia, un po' infastidita, un po' alterata: si ricorda di quell'annuncio, chiedevano che si sapesse tenere in mano la scopa. Null'altro!

Giovanna sapeva spazzare camini da 7 anni, aveva fatto un corso a posta da cui era uscita con risultati eccellenti, e aveva spazzato miliardi di camini!Come poteva non essere "in linea" con il profilo che cercavano?

E fu così che Giovanna capì una cosa.

Nel suo curriculum c'era un errore, un grosso errore, che non si puo' perdonare a una spazzacaminA.

 

 

 

Aveva scritto il proprio stato civile.

ARTEmisia76 @ 19:59 | commenti (16)(popup) | commenti (16)
lunedì, gennaio 05, 2009 | in : vita a 2

Viadotto della Magliana.

Un sole splendente illumina la facciata rigorosa del Palazzo della Civiltà del Lavoro. Il cupolone dei SS. Pietro e  Paolo fa l'occhiolino a quello del Buonarroti, con scarsi risultati.

La giornata è limpida e c'è poco traffico, la 500 rossa fiammante della cognata percorre sicura la strada.

All'improvviso, la frenata.

"Che caz...!!!Ma che c'è?" dico al marito, un po' scocciata dallo strattone, visto che non mi sembra ci sia motivo per fare una frenata così brusca.

"Eh niente, scusa"

"Ma perchè hai frenato così?"

"E' che il riflesso del sole sulla macchina di fronte mi ha fatto credere che avesse acceso gli stop, quindi ho frenato".

"Ah"

....

"Vedi amore"

"Dimmi"

"A Milano non rischiamo questi problemi. Il sole non c'è!"

"Già...che culo".

ARTEmisia76 @ 01:15 | commenti (6)(popup) | commenti (6)