venerdì, ottobre 23, 2009 | in : deliri, vita architettonica, quanto sono stordita

oggi faccio un sopralluogo a casa nuova con il fabbro, per farmi fare un preventivo per portablindata, grate antintrusione, cannoni spara lava incandescente antiladro, ecc.
lui arriva, fa le sue misurazioni e promette di chiamarmi nel pomeriggio per farmi sapere il costo.

puntualmente, alle quattro chiama.
"ciao sono il fabbro, allora per quel preventivo sono 2000 eurini, per te va bene?"
(minchialcazz@ - penso) "ehhhh ma non mi puoi fare uno sconticinoooo????"
"ok, sono 1800..."
"ehhhh peròòòò speravo meglioooo"
"uhm...ok, dai, mi voglio rovinare, facciamo 1500!"
"OK" (brigittebardòbardò - penso)

tutto bene, no?
Salvo che io, adesso, sono tormentata dai sensi di colpa (poveraccio/deveaverepropriobisognodilavorare/sonounasfruttatrice/chevergogna/chaiunuomosullacoscienza/tiapprofittidellacrisi)

ok, non sono normale.
e non diventerò mai ricca.

ARTEmisia76 @ 17:39 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
giovedì, settembre 03, 2009 | in : vita architettonica

Martedi si inzia!

L'obbiettivo è diventare "Nostra signora dei cessi"!

Evvivaaaaaaaaaaaa!

ARTEmisia76 @ 12:05 | commenti (10)(popup) | commenti (10)
giovedì, agosto 27, 2009 | in : vita architettonica

da quel che ho visto e sentito durante il colloquio, se mi prendono è abbastanza probabile che la qualità della mia vita avrà un netto picco verso l'alto.

incrociamo...la carta igienica?

 

ARTEmisia76 @ 18:55 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, agosto 26, 2009 | in : vita architettonica

"Domani ho un colloquio!"

"Ottimo!Con chi?"

"Non lo so"

"Come non lo sai?"

"E' che io spammo a destra e sinistra il mio curriculum vitae e ne mando tanti,tantissimi, anche a quelli che cercano una neolaureata 28enne che non vuole figli, e quindi non ricordo assolutamente cosa faccia questa azienda"

"Ok, allora facciamo una ricerchina in internet..."

Mentre marito typeggia sul suo mac argenteo, io vado a fare pipì, nel nostro bagno decisamente meno argenteo ma comunque ugualmente prestante.

"Trovata!" escalma sorridente il marito, entrando in bagno

"Fantastico!Che fanno questi?Design?Contract?Arredamento d'interni?Ristrutturazioni di lusso?"

"Cessi"

"Che c'entra il cesso?!Io voglio sapere cosa fanno!"

"Cessi. Cessi pubblici."

"..."

"..."

"Ah"

Mi accascio sul mio trono.

 

 

ARTEmisia76 @ 22:04 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
lunedì, giugno 29, 2009 | in : vita architettonica

Invita decisamente alla riflessione il fatto che una delle frasi di ricerca più cliccate, all'interno dell'area "ho bisogno di un consiglio" del sito professione architetto sia:

"Era meglio se facevo l'idraulico".

 

erameglio

 

medita gente, meditate...

ARTEmisia76 @ 21:56 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, febbraio 17, 2009 | in : milano, cose buffe, vita architettonica

In mensa.

Un contenitore della roba verde sfumeggia davanti a me.

A fianco, una sostanziosa porzione di carne intingolosa mi tenta con i suoi luccichii abbaglianti.

Ricordo immediatamente il responso della pesata mattutina e, nonostante le scuse del caso

(nonhaifattolacacca,sonogonfia,lalunaèpiena,ilcieloèblu,lecollinesonoinfiore),

decido di zittire i miei sensi di colpa con della sana verdura.

"Che verdura è?" dico indicando allegramente la mappazza fumante.

"Erbette" dice la simpatica signora al di là del bancone, sorridendo.

(e grazie al cazzo - penso io - lo so che è erbetta, è verde!)

"Si ma che tipo di erbetta?"

"Erbette!" risponde la simpatica signora, continuando a sorridere.

"Si, il concetto mi è chiaro, ma vorrei sapere che TIPO di erbetta sia!"

"E  R B E T T E !" scandisce bene la signora, convinta che io sia irremidiabilmente sorda.

"MA CHE TIPO?!!!!!" (che poi tanto che me frega che tipo di erba è?tanto è verde, sarà pure sciapa, saprà della solita roba ipocalorica e iposapidica!)

Per pure puntiglio, la conversazione è continuata per i successivi 5 minuti, finchè non mi sono piegata alla definizione generica del verdurame fumante e mi sono seduta al tavolo, con il mio piatto sconosciuto che mi guardava dal basso verso in alto in maniera inquietante.

(Successivamente, ho scoperto che per "Erbette" da queste parti si intende quella che, dalle mie parti, è chiamata "Bieta").

 

 

ARTEmisia76 @ 21:37 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
domenica, febbraio 08, 2009 | in : tutte a me, vita architettonica, quanto me rode

in un tranquillo pomeriggio milanese, squilla il telefono.

"Pronto?"

"..." (il nulla risponde).

"Pronto?!!!"

"Ciao Laura, sono A."

(e chi cazz'è A  - mi chiedo rovistando negli anfratti più reconditi della mia mente)

"Ehm...A.?"

"Si, A. ci siamo conosciute a Venezia, ti ricordi?Sono la compagna di S."

(n.d.a.: S. è un tizio con cui ho collaborato in passato e con il quale non lavoro da almeno due anni. Un mese fa mi ha richiamata, per chiedermi aiuto per un lavoro: essendo "a spasso" gli ho detto che se ne poteva parlare - non che la cosa mi entusiasmasse, era il solito lavoro da caddista - per cui abbiamo deciso di vederci questo venerdi al Made di Milano. CI siamo visti, ma alla fine non se ne è fatto nulla, un po' perchè avevo poco interesse in questo lavoro, un po' per ovvie difficoltà logistiche.)

A quel punto mi si illumina la lampadina:"Ah, si certo A.!Dimmi tutto" (nel frattempo mi chiedevo chi cavolo le avesse dato il mio numero di casa)

"Allora, io vorrei sapere se tu hai visto S. ieri sera"

(ALLARME, ALLARME, ALLARME)

"No, non l'ho visto" (e capisco immediatamente che mi sto inilando in una gran brutta situazione...)

"Ah ecco, perchè lui aveva detto che veniva a cena da te"

"Ci siamo visti venerdì e basta" le ribadisco (e la mia percezione si fa sempre più intensa).

"Io mi sono stufata di questo c*********e che va in giro con queste z**********e di trentenni, che non c'hanno un cavolo da fare che dar fastidio ai compagni delle altre!"

Cado dal pero....sbonk!

"Eh?''

"Siiiiii!Prima l'avevo presentato ad Amica Riccia perchè mi fidavo di lei, poi invece ha lavorato con te e poi con quell'altra z**********a di Amica Piccola!"

"Senti, scusa" faccio con fare comprensivo, questa deve essere davvero disperata "Ma non è che puoi darmi della z********a o insultare le mie amiche.Mi sto decisamente incavolando, fra l'altro non so chi ti abbia dato il mio numero di telefono, capisco i tuoi problemi personali ma...."

"MA IO MI SONO STUFATA DI VOI Z**********E!TI SEI PURE SPOSATA E ALLORA S********TI TUO MARITO E NON IL MIO!!!!!"

Mi sbatte il telefono in faccia.

Il mio mento è finito al piano di sotto.

Mentre sto lì che cerco di capire se l'ho sognato, la pazza MI RICHIAMA.

E lì, la cambogia: Ahhhhhhhh voi trentenni che rubate i compagni alle quarantenni/Ahhhhh si vede che ti piace avere a che fare con uomini più grandi/Ahhhh se ti rivedo a casa di S. TI TAGLIO LA GOLA/più varie ed eventuali che non vi sto qui a raccontare, perchè aumenterebbero esponenzialmente gli accessi dei pervertiti in cerca di emozioni forti.

Io, ho mantenuto un certo aplomb, urlandole, in serie:

- di non permettersi mai più di chiamare a casa mia;

- di non permettersi mai più di dire certe cose su di me e sulle mie colleghe;

- di aspettarsi una bella denuncia in triplice copia da parte della sottoscritta.

Ora, io capisco che ieri sono andata alla mostra dei Futuristi a palazzo reale e, avendo visto un quadro di Balla io abbia affermato:"Mamma mia che bello, sembra quasi che ti entri in casa".

Ma questo non significava che volevo mi telefonasse!

ARTEmisia76 @ 19:53 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
venerdì, gennaio 23, 2009 | in : vita architettonica

Allora.

La situazione è la seguente:

I curricula (avete visto come so bene le lingue?e non ho nemmeno fatto latino alle superiori!) inviati stanno sfiorando i 200.

200!

Di questi 200, ho ricevuto 5 risposte:

- una mi diceva che non ero in linea con il profilo da loro cercato (e io gli ho mandato una email di risposta del tipo:"Non sono così idiota da mandare curricula - guardi come conosco bene anche il latino - in risposta ad annunci che non corrispondono al mio profilo")(si, lo so, ero un po' nervosa);

- due mi hanno detto che l'organico era al completo. Anzi, una ha aggiunto che il mio curriculum è interessante: un massaggio dell'ego fa sempre bene, peccarità, ma non rimpolpa il conto corrente;

- uno mi ha chiesto cosa volesse dire "consulente Autodesk" O_o;

- uno mi ha chiamato per fare il colloquio.

IL COLLOQUIO:

Studio carino.

Persone carine, un po' troppo milanesi (soprattutto la componente maschile:alto, asciutto, capelli brizzolato fluente e spettinato, aria emaciata, voce profonda e atteggiamento alla "graziemammachemihaifattocosìbello").

Io ero preparatissima: curriculum e portfolio in una mano, ansiolitici nell'altra.

Mi sono dimenticata come è fare colloqui: è ODIOSO.

Stai lì che devi inventarti cazzate del tipo:"Ma siiii io ADOVO fare il coordinamento della sicurezza, vuoi mettere?Dire al tizio di allacciare la cintura al ponteggio, girare le spalle e vederlo sghignazzare con i suoi colleghi, togliendo la sicura. E' meraviglioso, è così APPAGANTE.

Io ADOVO girare per uffici, fare ancora finta di essere neolaureata e, con fare da povera pecorella sperduta nel bosco, chiedere:"mi scusi, ma non è che mi spiegherebbe per la ottocentomillesima volta come si calcolano gli oneri concessori?mica per altro, ma io le cose pallose non riesco a farmele stare in testa!".

Vabbè.

Insomma, sono andata, tutta de nero vestita, perchè nero è figo, il nero snellisce, il nero fa tanto intellettuale. Capelli legati, perchè sono rigorosa, precisa, affidabile. Smalto viola, perchè sono creativa. Scarpe basse, perchè inciampare davanti a voi non sarebbe bello (una volta mi è successo, non è che sono paranoica).

E quindi?Come è andata?

'Na catastrofe, 'na cambogia, 'na caporetto.

Io non so cosa mi sia preso, ma sono stata IMBARAZZANTE.

"Ma lei è autonoma?"

"Ehm, certo, si, come no. Autonoma, sono abituata a essere autonoma. Autonoma, si.Però mica mi lasciate da sola, no?"

"Ma questo lavoro, l'ha fatto lei da sola?"

"Si, certo. Però non era tanto difficile. No era facile, una sciocchezza, davvero. Insomma potevo farlo io ma anche uno appena uscito dalla facoltà"

"Ma lei sa usare bene Autocad e 3d studio?"

"Ehm, certo. Poi, bene. Che vuol dire bene. Insomma, non è che li ho progettati io, ecco magari qualcosa mi sfugge, però si li uso discretamente"

"Ma lei ha fatto Direzione Lavori, Coordinamento Sicurezza?"

"Ma certo. Si vabbè, ho anche fatto degli errori, ecco però insomma, chi non fa non sbaglia. Si ho fatto direzione lavori. E anche Coordinamento della sicurezza. Però niente di complicato".

Ero li, seduta, con la mia bella coda bassa e le mani sulle gambe, dritta stai dritta e non fare la gobba, con questa gente che mi guardava  e che quando ho detto "chi non fa non sbaglia" (ma cosa diavolo mi è venuto in mente di dire??!!) hanno fatto una faccia che voleva dire "Bye Bye baby".

Perchè?

E' che in sottofondo sentivo la voce del mio ex capo, quello che mi disse, dopo un anno e mezzo di lavoro, passato facendo orari assurdi e dedicandomi "alla causa" con tutta me stessa, senza un attimo di respiro, senza un momento di pausa:"Ah, ma tanto tu, in questo tempo, che hai fatto?Qualche render?E poi, stai tanto a studio, ma non si vede il prodotto di tutto questo lavoro!".

Ecco, questa cosa mi rimbombava nelle orecchie  e pensavo a quando, fresca di laurea, andai al mio primo colloquio, lontano lontano da casa mia, con la mia piccola macchina e un curriculum ancora più piccolo e parlavo di me come se fossi stata la novella Zaha Hadid e tutto mi sembrava possibile, tutto mi sembrava facile e il mio capo, quello che mi ha insegnato praticamente tutto quello che so, pensò "Vediamo se è proprio vero che è così brava, diamole una possibilità".

E li c'ho lavorato per tre anni, facendo cose belle, facendo errori (una volta dimenticai in un computo metrico, di mettere il costo dei ponteggi)(era la ristrutturazione di una facciata O_o), ma mai mi sono sentita incapace, mai mi sono sentita non all'altezza, sempre convita che tutto sarebbe andato bene.

L'esperienza aiuta, è vero. Ma a volte è deleteria.

(comunque sto bene eh, è venuto un post lamentoso ma non era mia intenzione.Sto bene, si si.

"Non ho neanche spaccato la faccia a mia nonna")

ARTEmisia76 @ 19:33 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
domenica, gennaio 11, 2009 | in : lamentele, vita architettonica

Giovanna fa la spazzacamino.

In questo periodo non è un lavoro che va per la maggiore, ma a Giovanna piace.

Un giorno Giovanna decide di seguire il suo amore in una città lontana e fredda.

 Tutti le dicono:"Vedrai, vedrai, quanti camini da spazzare, lì fa freddo, i camini sono accesi e tu avrai tanto tanto lavoro".

Giovanna è talmente contenta di seguire il suo amore che crede a tutto quello che le dicono e affronta la sua nuova vita nella fredda città del nord piena di entusiasmo.

Giovanna si mette di buona lena a cercare lavoro:cerca, cerca e cerca. Invia curricula in giro, mandandoli ai proprietari delle piccole case della pianura fino alle grandi aziende produttrici di camini.

Lei è fiduciosa e aspetta.

Ma aspetta e aspetta e non arriva nulla "E dove sono tutti questi camini da pulire di cui mi avevano parlato?" si chiede Giovanna dubbiosa.

Giovanna, che è anche una ragazza un po' insicura, comincia anche a dubitare di sè. Si chiede se magari non è abbastanza brava a spazzare i camini, se magari non è abbastanza veloce.

Nel frattempo un funzionario del re le chiede di pagare l'anticipo sui suoi guadagni futuri, un altro funzionario le chiede di pagare il sostentamento per gli altri spazzacamini ormai in pensione e, in più, Giovanna e il suo amato persistono in quel terribile difetto che consiste nel voler mangiare tre volte al giorno e avere un tetto sulla testa.

Giovanna continua a mandare curricula, speranzosa.

Un giorno, la lucina gialla del suo computer fa plin plin e Giovanna vede, felice, che è la risposta a un suo curriculum.

La gioia abbandona presto il suo viso, quando legge il contenuto dell'e-mail:"Gentile spazzacamino, mi dispiace ma il suo profilo non corrisponde a quello che cerchiamo".

Giovanna aggrotta le sopracciglia, un po' infastidita, un po' alterata: si ricorda di quell'annuncio, chiedevano che si sapesse tenere in mano la scopa. Null'altro!

Giovanna sapeva spazzare camini da 7 anni, aveva fatto un corso a posta da cui era uscita con risultati eccellenti, e aveva spazzato miliardi di camini!Come poteva non essere "in linea" con il profilo che cercavano?

E fu così che Giovanna capì una cosa.

Nel suo curriculum c'era un errore, un grosso errore, che non si puo' perdonare a una spazzacaminA.

 

 

 

Aveva scritto il proprio stato civile.

ARTEmisia76 @ 19:59 | commenti (16)(popup) | commenti (16)
giovedì, novembre 06, 2008 | in : vita architettonica

Dice:

"Potremmo vedere se puoi fare qualcosa qui in società, magari ne parlo con il capo, vediamo un po'"

Dico:

"NONONONNOO, non se ne parla nemmeno, io e te lavorare insieme?ma sei pazzo?Nononononononono, ambito professionale e privato vanno distinti in maniera inequivocabile!"

 

passano i mesi

 

Dice:"Vieni a pranzo con me, ti faccio conoscere un po' di colleghi"

Dico:"Occhei"

(pranzo)

Dice(l'altro):"Ma tu fai l'architetto?"

Dico(io):"Già"

Dice(l'altro):"Ma hai trovato lavoro?"

Dico(io):" Beh, sto mandando curricula in giro, ci sto lavorando (ci sto lavorando è un'affermazione forte, con molta calma, ho mandato un paio di c.v., ho fatto un colloquio ma quando gli ho detto che non conosco milano, che mi sto per sposare e che voglio avere dei figli, ecco loro non l'hanno presa bene, più che altro non hanno preso me.Insomma, ecco, epppoi io c'ho un matrimonio da organizzare, e alle bomboniere chi ci pensa?e poi non sono pronta ancora a trasferirmi, ho bisogno di tempo, datemi tempo, che volete da me?).

Dice(l'altro):"Domani vieni da me che ne parliamo"

Domani (quasi due mesi fa)

Dice(l'altro):"Allora a me servirebbe questo e quest'altro e quest'altro ancora"

Dico(io):"Eh, questo e quast'altro, ma io non posso, io ho un altro lavoro da concludere a Roma (e poi c'ho il matrimonio, alle bomboniere chi ci pensa?E all'organizzazione?chi coordinerà i nastri dei sacchetti con le mie mutande?chi si occuperà delle crisi isteriche di mia madre?nononononono proprio non posso)"

Dice(l'altro):"Occhei, quando torni ne riparliamo"

Dico(io):"Occhei"(tanto si dimentica)

passano due mesi, mi sveglio una mattina che sono sposata e vivo a Milano.

Fuori piove, suona il telefono, lo trovo in mezzo ai calzini di mio marito, rispondo:"Pronto"

"Dice (lui):"Amore, domani ti vuole vedere il mio capo"

Dice(lei):"Glom"(cazzo, non se l'è dmenticato - NONONOONONONONONONONO, io non posso, ti ricordi quel discorso sul mantenere separati gli ambiti?no, non si puo' e non è perchè devo organizzare il matrimonio, che poi ormai è andato e nemmeno per gli ambiti separati, la realtà è che me la faccio sotto,perchè poi ti farei fare brutta figura, sono isterica, sono già stanca prima di iniziare, non reagisco bene sotto pressione, tu sei bravissimo, io sono una schiappa, tutti diranno eh ma guarda la moglie del maranza che cretina che è, e poi mi dimentico le cose, voglio fare la cubista, ma perchè ho fatto architettura, ma non potevo fare scienza delle unghie, ora farei le unghie in resina alla gente e sarei ricca e contenta, non sono all'altezza, non sono capace, non ce la farò mai, non sono capace nemmeno a fare la casalinga, sono un disastro, un disegno incompiuto, un involucro vuoto...)

Ok, vengo domani mattina."

Domani mattina (l'altro ieri)

Dice(l'altro):"Allora, io ho bisogno di questo e quest'altro. Te ne occupi tu?"

Dice(lei):"... (mi passa tutta la vita davanti, tutte le cose che pensavo non sarei mai riuscita a fare: prendere la patente, l'esame di analisi I e II,  l'esame di statica, quello di scienza delle costruzioni, mi ricordo che guardavo quelli che si laureavano e pensavo che non ce l'avrei mai fatta, che guardavo quelli che passavano l'esame di ammissione all'albo e pensavo che non che l'avrei mai fatta, che guardavo la mia amica che faceva la parmigiana e pensavo che non ce l'avrei mai fatta, che guardavo l'amica che si sposava e pensavo che non che l'avrei mai fatta...e invece ho fatto tutto, forse la parmigiana no, è vero, ma il resto si.CAZZO!)

Occhei, quando si inizia?"

 

ARTEmisia76 @ 22:20 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
venerdì, luglio 04, 2008 | in : vita architettonica
Città galleggianti contro l'innalzamento del livello del mare. In queste immagini elaborate al computer, l'avveniristico progetto dell'architetto belga Vincent Callebaut. Ogni struttura, dal disegno ispirato alle foglie di ninfee, dovrebbe accogliere circa 50 mila abitanti e fluttuare liberamente sul mare grazie anche all'autosufficienza energetica garantita da pannelli solari, pale eoliche e turbine in grado di sfruttare il moto delle onde. Unico difetto il prezzo: "Non sono ancora riuscito a calcolare quanto potrebbero costare", ha ammesso il visionaro architetto.
 
mi sto ancora rotolando dalle risate...e magari lo pagano pure per fare 'ste stronzate!
ARTEmisia76 @ 14:27 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
venerdì, luglio 04, 2008 | in : riflessioni sparse, trasloco, vita architettonica, quanto me rode

Oggi, ultimo giorno di lavoro.

Si conclude un'esperienza lavorativa non esaltante dal punto di vista professionale (nel senso che non facevo un lavoro propriamente "da architetto"), ma piacevolissima dal punto di vista umano e ancor più piacevole dal punto di vista...finanziario.

(l'accoppiata lavoro non da architetto=buona paga, dovrebbe farmi riflettere, non trovate?)

Oggi pulirò i file dal "mio" computer, butterò le cartacce, passerò per le stanze a salutare e a offire cornetti e, alle 16:00, consegnerò il mio badge.

Ammetto di essere un po' triste, di avere un po' paura e di essere un po' stufa di questo continuo "chiudere e ricominciare".

Mercoledì prossimo avrò un colloquio a Milano con una società, vedremo se come al solito questi cercano un professionista al prezzo/orario di un dipendente di ultimo livello.

A 32 anni, dover ancora andare a fare colloqui, cercando di vendersi al meglio, dimostrando sicurezza e capacità professionali, contrattando su compensi è orari, è un po' una grande rottura di balle.

Più che altro perchè è l'ennesima volta che ti trovi in questa situazione e, praticamente, ripeti un copione già recitato altre mille volte: una pantomima a cui farei volentieri a meno.

 

Vabbè, si ricomincia.

ARTEmisia76 @ 09:49 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
mercoledì, giugno 18, 2008 | in : vita architettonica
grazie gia!
ARTEmisia76 @ 12:07 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, aprile 16, 2008 | in : vita architettonica

"Cassazione:vanno assunti i precari del call center.

Lo ha stabilito la Suprema corte che ha respinto il ricorso di una società del settore pubblicitario che aveva citato in causa l'Inps sostenendo che le ragazze impiegate nel call center all'interno dell'azienda veneta, erano lavoratrici autonome. L'istituto di previdenza sociale, al contrario, aveva accertato la natura subordinata del rapporto fra l'impresa e le dipendenti.

L'elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l'assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell'organizzazione aziendale"

(fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/cassazione/cassazione-call-center/cassazione-call-center.html)

Eppur si muove!

In questo paese esiste una forma di precariato ancora più subdola e perversa di quelle che tutti conosciamo: il lavoratoredipendentetravestitodaliberoprofessionista.

 Il lavoratoredipendentetravestitodaliberoprofessionista ha la "fortuna" di avere gli oneri del dipendente (rispetto degli orari di ufficio, "ferie" - non pagate - limitate, orari improponibili ecc.) e quelli del libero professionista (niente malattia, niente ferie pagate, versamento dell'iva e oneri contributivi).

Ovviamente, il tutto, con uno stipendio da dipendente di ultimo livello che, ancor più ovviamente, generalmente non cambia nel corso degli anni.

C'è gente che lavora 8 ore al giorno (se va bene) per 900€ compresa I.V.A a cui bisogna togliere anche i contributi previdenziali da versare (autonomamente), l'irap, ecc.ecc.ecc.

La scusa con cui cercano di farti passare questa discreta presa per il cul@ come qualcosa di positivo per te è dirti che, con la partita IVA, puoi fare lavori anche all'esterno, con altri committenti.

Peccato che se lavoro con te 8 ore al giorno (se va bene) e tu hai grosse difficoltà a darmi "permessi", diventa davvero difficile, se non impossibile, crearsi la famosa "rete" di committenti che sono fondamentali per il sostentamento finanziario  del libero professionista.

Altra scusa davvero divertente è questa: l'I.V.A. te la scarichi.

Col cavolo che te la scarichi! Un lavoratore di questo tipo non ha grandi spese "professionali" da poter scaricare (e, in ogni caso, non sarebbe in grado di permettersele, visto l'esigua "parcella-stipendio").

Senza considerare che non tutti sono "adatti" a fare il libero professionista: uno puo' essere un ottimo lavoratore subordinato ma un libero professionista mediocre. Quindi la scelta di questo tipo di professione deve essere, per l'appunto, una SCELTA.

Capito cosa intendevo per perversa e subdola?

Questo tipo di "collaborazioni" professionali sono diffusissime: molto utili per i datori di lavoro,decisamente meno per chi lavora. Fra l'altro è una forma di precariato di cui assolutamente non si parla e che non è percepita dalla società come "emergenza" (cosa che invece accade per altre forme di precariato).

Certo, gli strumenti per "stanare" queste finte collaborazioni ci sarebbero. E' infatti molto strano che un libero professionista faccia OGNI ANNO 12 fatture SEMPRE ALLO STESSO COMMITTENTE, fra l'altro di un importo medio-basso.

Ma nessuno se ne accorge.

Spero, sinceramente, che questa sentenza della Cassazione sia d'aiuto per tutti quelli che si trovano in questa situazione: senza prospettive future, senza i soldi necessari per poter prendere un affitto o pagarsi da mangiare e senza la "consolazione" di una società che ne percepisce il disagio lavorativo..

Speriamo bene.

 

(vi lascio un link interessante, un blog ancora alle prime armi ma che merita un po' di pubblicità http://equilibrioprecario.iobloggo.com/)

 


 

ARTEmisia76 @ 11:09 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
8%
martedì, aprile 15, 2008 | in : vita architettonica

Sono in treno.

Uno di quei treni regionali che collegano Milano con il famoso hinterland.

E' tutto piatto, è tutto bianco.

Non c'è riscaldamento,così mi sposto nell'altro vagone.

Un po' di tepore, mi leggo Vanity Fair.

Un'oretta dopo, giungo alla mia stazione.

Misinto (update: mi dicono dalla regia che era la stazione di Camnago Lentate. Nome un po' difficile da ricordare).

Scendo dal treno, sono come al solito in anticipo.

Fa freddo nella sala d'aspetto, di fronte alla piccola stazione c'è un bar.

Entro.

Il bancone è ad "L", da una parte affaccia verso una specie di zona pranzo, dall'altra verso un'ampia vetrina che da sulla strada.

Li sono accatastati un po' di sgabelli.

Sopra gli sgabelli, un bel gruppetto di autoctoni, tutti uomini, tutti con il grappino (o la birra) in mano.

Sono le 11:00.

Istintivamente, mi metto dalla parte opposta del balcone.

"Signorina" mi dice la barista "il servizio è dall'altra parte".

'Starda.

Mi sposto, di malavoglia.

Gli autoctoni ridacchiano. Mi innervosisco e maledico la mia eccessiva puntualità.

Chiedo un caffè, il tizio al mio fianco ne approfitta per attaccare bottone.

"Signorina, lei non è di qui"

Gli vorrei dire che "signorina " non si dovrebbe dire dagli anni '60, che siamo tutte signore e che non è un marito a definire una donna.

Lasciamo perdere. Cerchiamo di essere gentili, di non fare la solita donnina acida con la puzza sotto il naso.

"No, non sono di qui"

"E di dov'è?"

"Di Roma"

Mi pento immediatamente di averlo detto.

"Ahahahahahahahahah!Di Roma!!!"

Ridono, sghignazzano.

"E cos'è Roma?" chiede uno

"Dove sta Roma?" chiede l'altro.

"Roma, signorina, che brutto posto. E poi, stia attenta, che qui i romani proprio non piacciono"

"Qui siamo tutti leghisti!E per i leghisti Roma è da buttare giù"

Non mi viene in mente nulla di divertente da controbattere.

Finisco il mio caffè,il tizio si offre di pagarmelo paventando un rigurgito di galanteria.

"La ringrazio, la romana se lo paga da sola, il caffè".

Esco.

 

 

 

 

 

ARTEmisia76 @ 13:36 | commenti (19)(popup) | commenti (19)
giovedì, aprile 10, 2008 | in : vita architettonica

"Autorizzazione a fatturare"

Sono parole che toccano il cuore...

 

ARTEmisia76 @ 12:21 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, dicembre 21, 2007 | in : vita architettonica

- progetto stampato

- consegna pronta

- stanza devastata

 

ARTEmisia76 @ 00:28 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, dicembre 17, 2007 | in : brevemente, vita architettonica

sono 4 ore che sto su 'sto pezzo de carta e non è uscito un segno decente che sia uno.

venerdì devo consegnare.

suggerimenti?

ARTEmisia76 @ 13:01 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
venerdì, novembre 16, 2007 | in : riflessioni sparse, vita architettonica

Bene.

Ho deciso, faccio la libera professionista.

O la libera disoccupata, fate voi.

Basta lavorare per qualcun altro con paga misera!(mi sono detta)

Basta sottostare alla creativitù altrui, quando ne ho io da vendere!(mi sono ridetta)

(creatività da vendere?!!!!)

(certo che si!)

(chi, tu?)

(si, si!!!!mi sono risposta, prendendo a calci il mio alter - distruttivo - ego )

Per cui, eccomi qua, con un piccolo destino incerto fra le mani, che cerco di far credere al mondo esterno che si, sono architetto, cazzo quanto sono architetto, sono libera professionista, o signora mia quanto sono libera!

Il problema è evitare di far capire agli altri che si, sarai pure professionista, sarai pure libera, ma resti comunque una il cui ufficio consiste nella scrivania su cui studiavi per l'esame di terza media (ci sono ancora i buchi fatti con il cacciavite quando costruì il circuito elettrico)(alla fine lo costruì mio fratello), in un computer portatile regalato dai tuoi per il tuo trentesimo genetliaco, in una stampante A3 regalata dal fratello e da un servizio fax gentilmente offerto aggratis (se fffa ppe ddì) da Tiscali s.p.a.

Ma, come vi ho già detto, ci sono molte analogie tra l'amore ed il lavoro. per cui:

occhio non vede, cuore non duole.

Certo, magari sarebbe meglio evitare di lasciare il pranzo portato da casa nella borsa e mostrarlo a tutti nella riunione con quella gente che crede che tu ti cibi solo di sushi e mine HB.

Insomma, il paninazzo con la mortazza e la carta un po' unta non fa architetto di grido.

Inoltre, si dovrebbe evitare di arrivare alle consegne in condizione pietose, tipo da :"sonoduesettimanechenonvivoperfarequestaconsegna,nonmilavo,nonmipettinoenondormo".

Dovrei invece presentarmi splendida come il primo raggio di sole della mattina, profumata di essenze indonesiane e diPRADAvestita.

Vabbè, su queste cose ci si puo' lavorare, in fin dei conti.

Ah, poi, c'è quella cosa dell'inesperienza. Anche se ti sei laureata in 5 anni, anche se hai preso 110 (senza lode, però), anche se ti sei fatta corsi e corsetti ed hai lavorato in 10 posti diversi, non c'è alcuna speranza che non ti capiti qualcosa che non conosci (dio, che periodo contorto...).

Anzi, ogni giorno scoprirai che ti manca un pezzetto. E allora cercherai una guida del tipo:"gli impianti di condizionamento for dummies" o qualcosa del genere. Oppure telefonerai al collega esperto e, facendo la figura dell'inetta, cercherai di carpire tutte le nozioni carpibili.

Nel frattempo, penserai:"Perchè al corso di fisica tecnica ho deciso di portare il progetto dell'illuminazione del Foro Boario invece del condizionamento di un bell'ufficio?".

(e pensare che a quei tempi sto render mi sembrava tanto figo...)

Domande alle quali non troverai risposte.

Anzi, forse si.

E cioè che quello che ti dicevano quelli "grandi" erano banali verità. Banali, certamente, ma certamente verità.

Ossia che quanto erano belli i tempi dell'università, in cui un impianto per te era solo la luce che lavava la superficie e la illuminava in maniera tale da riproporre, anche di notte, l'architettura dell'edificio.

Che meravigliosi tempi di pippe mentali.

Comunque panta rei, che non è una nuova marca di pantcollant per la palestra o un pantera antincendio.

Dicevo, panta rei, tutto scorre, dicevano gli antichi.

Ho studiato su questa scrivania che porta ancora i segni dei miei fallimenti impiantistici, lavoro su questa scrivania imbattendomi ancora in problemi impiantistici.

...

Comunque, sia chiaro, questa nuova vita mi piace.

MI piace poter prendere un autobus e metterci un'ora per arrivare a casa: posso vedere le vetrine, le persone che camminano, le strade, la gente intorno a me che spinge per il suo centimetro quadrato di posto.

Mi piace avere il tempo di pranzare con una cara amica e chiaccherare un po'.

Mi piace non dover pensare all'ansia degli altri, per potermi concentrare sulla mia.

Mi piace lavorare con qualcuno e non per qualcuno.

Mi piace sbagliare  e pensare che la prossima volta non sbaglierò, perchè come dice mia mamma:"Non si nasce imparati".

Insomma, va decisamente meglio.

(a questo punto, potete pure dire ESTIQAZZI)

;-)

ARTEmisia76 @ 00:09 | commenti (14)(popup) | commenti (14)
martedì, novembre 06, 2007 | in : vita architettonica

1) Perdere (o lasciare) il lavoro è come perdere un amore.

Ti senti infelice, ti senti incapace, ti incazzi con l'altra parte che non ti capiva, che ti sfruttava, ti senti incompreso, deluso, avvilito.Ti chiedi se sarai mai capace di avere un rapporto, in questo caso lavorativo, soddisfacente.

Però, per fortuna, un buon lavoro si puo' trovare (spero) mentre un fidanzato splenderrimo come il mio è introvabile.

Quindi mi sto ripentendo ossessivamente cheiosonomoltofortunata, a dispetto delle apparenze.

2) Ho detto ai miei capi che me ne sarei andata da qui a 15 giorni. Poi sono tornata in me ed ho pensato:"Col cazzo!" (è vero, mi contraddistinguo sempre per la gentilezza dei modi e per le espressioni forbite) ed ho deciso che questa sarà la mia ultima settimana.

Solo che loro non lo sanno (ancora).

Troppo presi dalle loro incombenze, domani me ne uscirò bella bella con un:"Hey gente, giovedì è il mio ultimo giorno, tanti cari saluti".

E, mentre loro si dispereranno così come hanno fatto quando gli ho detto che me ne andavo e cioè dicendo:"Ah ok", io scapperò via lasciando la mia fattura sulla loro scrivania.

Per una volta tanto, lavorare come dipendente travestita da libera professionista con: nessun contratto, nessun impegno, nessuno straordinario pagato, niente ferie pagate, niente malattia, si ribalterà a mio favore con un bel

Nessun preavviso.

2) A propostio di libera professione, sia lodato sempre S.Luigino Commercialista che questo trimestre mi ha compensato l'I.V.A. da pagare.

3)Siccome la sottoscritta non sta mai con le mano in mano, la prossima settimana inizierò a lavorare da un amico, l'unico del mio gruppo di amici universitario ad avere uno studio. Questo amico, il cui santino verrà a breve messo vicino a quello del commercialista,  mi ha detto che mi puo' """"assicurare""" (le virgolette sono volute, visto che in questo campo si puo' assicurare ben poco) un part time.

Per cui, una cosa è sicura: guadagnerò poco, ma potrò anche cominciare a fare una vita normale, tipo tornare a casa alle 17:30, andare in palestra (ma non avrò più i soldi per pagarla), e soprattutto girare per negozi a farequellochedevofaremachenonvipossodiremapromettochevelodiròpresto.

That's all folks!

Tante care cose a tutti, io sto we me ne volo tra le braccia dello splenderrimo.

L.

ARTEmisia76 @ 14:37 | commenti (19)(popup) | commenti (19)
mercoledì, ottobre 24, 2007 | in : tutte a me, vita architettonica

Un particolare ringraziamento va a tutti quei signori oggi intervenuti a Roma per manifestare nonsobenecosa (ah, mi dicono, il taglio dei fondi per le comunità montane)(estiqazzi?).

Ok, comunità montana.

Bene, tu vivi in un paesino di montagna, con le mucche dal lilla che invoglia, respiri aria pulita tutti i giorni, bevi spritz e mangi formaggio sulla veranda della tua casa mentre, sullo sfondo, il montebianco si tinge di rosa e vieni a casa mia, dove di lilla ci sono solo le pantegane modificate geneticamente del tevere, dove l'aria più pulita è quella che esce dal tubo di scappamento della Dori e dove riesco a malapena a mangiare un'insalata bonduelle agita e gusta mentre sono in fila sul grande raccordo anulare, mi chiudi il centro storico e mi blocchi la circolazione di qualsiasi cosa per ORE????

Ma, cazzo, manda un telegramma, fai una formale protesta scritta, che non ce lo sai che verba volant scripta manent?Che te devo insegnà tutto io?

E poi vorrei davvero ringraziare di cuore tutti i vigili che hanno bloccato tutto il bloccabile, le auto blu che sbloccavano tutto lo sbloccabile, la pioggia, le due ore di attesa di un mezzo che mi portasse a studio,grazie al cellulare con la batteria scarica, grazie a questo cazzo di lavoro e alle cazzo di persone che incontro, grazie a te che mi chiedi come stai e poi mi parli solo di te, grazie a 'sta bella gastrite, grazie a 'ste cazzo di lenti a contatto che mi hanno abraso la cornea e grazie

a 'sta cazzo de mucca che c'hai in mano, a li mortacci dei trentadue anni che ta ritrovi, a 'sta cazzo de BIP Bologna de Maria BIP Fabio BIP telefona BIP de 'sto testa de cazzo che fa rima co' te li mortacci tua, e de chi 'n te 'o dice co' 'a voce de Mike Bongiorno, mortacci tua!

E vaffanculo... 'sto stronzo... (cit.)

ARTEmisia76 @ 21:28 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
martedì, ottobre 16, 2007 | in : vita architettonica

ma sto 'n po' incasinata.

ce se becca!

ARTEmisia76 @ 13:09 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, ottobre 11, 2007 | in : vita architettonica

vorrei comunicare a tutti che sono le 23:52 ed io sono ancora a studio a lavorare.

avanti, apriamo un dibattito sui liberi professionisti che rubano, evadono ecc.ecc.ecc.

ARTEmisia76 @ 23:56 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
martedì, ottobre 09, 2007 | in : vita architettonica

sarà un lunga, lunga, LUNGHISSIMA settimana.

 

help!

 

ARTEmisia76 @ 12:01 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
martedì, ottobre 02, 2007 | in : vita architettonica
ARTEmisia76 @ 10:55 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
...
sabato, settembre 29, 2007 | in : musica, brevemente, vita architettonica

Per superare il trauma da sabato lavorativo, ci vuole la giusta colonna sonora:

Ho sempre detto che avrei dovuto fare la cubista.

ARTEmisia76 @ 09:56 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, settembre 19, 2007 | in : vita architettonica

"L'architettura è l'identità di un paese.

Mi impegnerò appieno nella missione di restituire a questo mestiere la possibilità di essere audace"

"...Non credo che la cultura sia una semplice merce. Il teatro, la musica, il patrimonio culturale, l'architettura, il cinema, l'arte e gli artisti vanno sostenuti per ciò che sono in sè, per quanto ci danno sul piano dei significati, della speranza o semplicemente del piacere"

Nicolas Sarkozy
(da "La Repubblica" di oggi, non sono riuscita a trovare l'articolo on-line)
oui, je aime Sarkozy!
ARTEmisia76 @ 13:52 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
giovedì, luglio 26, 2007 | in : vita architettonica

Per qualche giorno dovrò lavorare in un certo ufficio, sito in un certo Ministero avente all'ingresso, sopra una sorta di timpano, un enorme scudo Savoia tenuto su da due putti e da due ignoti signori che guardano in basso.

Ogni volta che lo vedo penso che se qualche terrorista si decidesse a fare un attentato suicida, distruggendo tutto quell'orrore, non sarebbe davvero un grosso male.

In questo ufficio c'è un signore, detto Signor D, uomo piuttosto verace e rustico: cavezza d'oro al collo e magliettina a righe aperta sul villoso torace ne caratterizzano l'aspetto fisico, la parlata romana ne identifica inquivocabilmente la provenienza geografica.

Oggi gli chiedevo lumi rispetto a un preventivo per la ristrutturazione di una stanza.

"Guarda che l'ha fatto Cordei!" mi risponde

"E chi è questo signore?Posso avere il numero così gli chiedo spiegazioni?" chiedo io

"Ma de chee. L'ha fatto COR DEI!!!" ribatte lui

E li capisco che non esiste nessun Sig. Cordei, ma che Signor D. intendeva dire che il preventivo era stato fatto CON IL DEI*.

Ho comiciato a ridere come una cretina, ma ho smesso subito, perche Signor D., da  bravo romano, è tanto simpatico ma terribilmente puzzone.

(*DEI: Il Dei è un prezzario di riferimento che si usa per fare i preventivi delle opere edili ed impiantistiche)

ARTEmisia76 @ 13:40 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, giugno 20, 2007 | in : vita architettonica

"Ma secondo te puo' andare bene così?"

"Eh no, Laurè, e che non lo sai che la pendenza per far scolare il morto è dell' 1,5%?"

 

(oh che bello progettar cimiteri!)

ARTEmisia76 @ 16:17 | commenti (11)(popup) | commenti (11)
mercoledì, giugno 13, 2007 | in : vita architettonica

Geometra al telefono:"No, perchè adesso dobbiamo fare il CAPITOLO della situazione!"

(l'architetto si rotola giù dalla sedia per le risate)

ARTEmisia76 @ 17:48 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, giugno 05, 2007 | in : vita architettonica

Non c'è cosa migliore che mettersi a scrivere un post in piena notte.

Nessuno che rompe le palle, nessuno a cui dare retta, insomma un paradiso.

(Certo, poi domani mattina ci vorrà la protezione civile tutta per tirarmi giù dal letto, ma vuoi mettere?)

Sono reduce da un week end bevereccio in quel di Spoleto, di cui presto vi renderò partecipi anche con l'ausilio di materiale fotografico.Preparatevi, la sottoscritta in versione ciucca-ciucca fa un po' impressione.

Non so bene perchè, ma da qualche giorno a lavoro è tutto abbastanza tranquillo. Tranquillo nel senso che faccio le mie otto ore e torno a casa. Non faccio le dieci di sera da quasi due settimane e già mi sto cominciando a preoccupare.

Saranno scontenti di me?Sono incapace e quindi non mi danno altre cose da fare?L'altra collega è così brava da fare anche quello che dovrei fare io?

Cose così, che se mancano le paranoie di un tipo, ce ne facciamo immediatamente venire della altre, altrimenti non si vive bene.

Mi rendo conto tuttavia che tutto ciò è un po' malato. E' davvero malato che il non lavorare 12 ore al giorno per qualche settimana uno lo viva con senso di colpa e/o inadeguatezza.

Vabbè, dovrei farmi vedere da qualcuno.

Da qualcuno bravo.

Ma preferisco vivere e soprattutto spendere quei soldi in altro.

Tipo nelle chiccosissime scarpette da 10 euri l'una (udite udite) comprate alla bancarella sotto studio.

Un paio di sandali verdi bassi (è stata lunga la scelta tra sandali verdi e sandali rossi, alla fine ha prevalso il mio colore preferito)(senza considerare che, avendo gli occhi verdi, la prima cosa che la gente mi dirà è "Hey, ma hai le scarpe in tinta con gli occhi!")(certo, come no). Presa da un attacco di shopping selvaggio, aiutato  dal costo minimo, ho comprato anche un paio di sandali alti, beige, tutti incrociati e con un delizioso quanto antiestetico laccetto alla caviglia.

Dico antiestetico perchè questo non è il blog di una portatrice sana di belle gambe. Di famiglia, le abbiamo bruttine. Non storte, peccarità, ma bruttine. Vabbè, magari non bruttine. Diciamo imponenti.

Pare che mia nonna era solita dire "Perchè la donna è come una casa, per sostenersi ha bisogno di colonne!". Nessuna delle mie sorelle, nè io, nè tantomeno mia nipote si è consolata con questo motto di famiglia.

Ma d'altra parte, che si puo' fare. Mica potevo nascere gnocca al 100%, sai che noia. "Per essere perfetta le mancava solo un difetto", credo di averlo letto in "anche le formiche nel loro piccolo si incazzano" oppure su qualche altro libro di elevato spessore filosofico. Sostanzialmente è una stronzata, però fa effetto quando parli con gente che non conosci, un po' quando te ne esci con "la percezione multisensoriale dello spazio circostante" o "ambiente permeabile, separato ma non chiuso" e cose così, da architetto.

Sappiatelo, gli architetti dicono queste cose per fare colpo, in realtà sono frasi senza senso.

L'unica frase di senso compiuto che un architetto dice è "Firmi qui sotto la lettera d'incarico".

In quel caso potete stare tranquilli che sta parlando sul serio.

Ritornando ai miei acquisti, spendere 20 euri e tornare a casa con due, dico due, paia di scarpe, mi ha fatto sentire davvero potente. Ho quasi pensato che avrei dovuto fare economia e commercio, invece di architettura.

Ho detto quasi.

A proposito di architettura (se fa ppe dì) oggi sono stata in un nuovo cantiere dello studio. Non posso scrivere nulla su questa ristrutturazione, perchè trattasi di ristrutturazione di megamegaappartamento di un megamegatizio al centro di Roma su cui impera il riserbo assoluto (curiosi ehhhh???).

Posso però dire che due piani sotto c'è un altro tizio, che si crede megamegatizio anche lui (al centro di roma è facile incorrere in megatizi o aspiranti tali). Oggi era molto (e giustamente) arrabbiato, a causa di una enorme...ehm...piccola perdita d'acqua che gli ha allagato parte dell'appartamento (è andato a farsi benedire impianto elettrico/anticendio più varie ed eventuali). Il *forse*megatizio aveva ragione a lamentarsi ma purtroppo, nell'elencare le sue ragioni (che erano tuttavia chiarissime) ha dato il peggio di se, tirando fuori la tristissima "lei non sa chi sono io" e cose del genere. Fra l'altro si lamentava soprattutto per un orribile tavolo in acciaio e laminato plastico, danneggiato dalla perdita. Io gli volevo dire che quello era un segno del destino, che quel tavolo era talmente brutto che non poteva finire diversamente.

Ma sono stata zitta.

E mentre lui urlava e strepitava per quello schifossissimo tavolo in laminato plastico io ho pensato a tutte quelle belle storie che ti insegnano all'università, sull'architetto che ha animo d'artista, sulla percezione multisensoriale dello spazio, sui percorsi differenziati, sulla pelle dell'edificio, sui 5 punti dell'architettura, la pianta libera, la passeggiata architettonica, il camino fulcro e cuore della casa, l'occhio di Calatrava, la nuvola di (bleah) Fuksas, i bacarozzi (che amo) di Piano, il naso e le passerelle della Zaha hadid, e i mattoni di Eladio Dieste e...

e insomma, m'è venuta un po di tristezza.

Poi ho pensato che tutto è lavoro e che fare l'architetto non vuol dire arroccarsi su posizioni da snobista intellettualoide, che architettura è un po' tutto, anche casa della signora Pina, anche questo lavoro che faccio, a volte meno bello di quello che mi sarei aspettata, certamente, ma che quando vuole ci riesce a farmi sentire davvero qualcosa di più, che mi fa tremare i polsi e che mi da un vago senso di onnipotenza.

Però, lo devo dire, quel tavolo era davvero brutto, ma brutto, brutto, brutto.

 

ARTEmisia76 @ 01:13 | commenti (14)(popup) | commenti (14)
mercoledì, maggio 30, 2007 | in : lamentele, vita architettonica

Avrei voluto comprarmi un paio di scarpe rosse, simili a quelle dell'immagine.

Le avevo anche trovate in giro ma, ogni volta che ne ho provato un paio, c'era sempre qualcosa che non andava: numero troppo piccolo, numero troppo grande, troppo strette, troppo alte.

Insomma, ho cominciato a pensare a un destino avverso, a un disegno divino atto a impedire l'acquisto di queste inutili ma sfiziosissime (quindi assolutamente imperdibili) scarpe.

Oggi, la botta finale che mi ha definitivamente convinta a non acquistarle, ma anche a non acquistare più nulla FINO ALLA FINE DEI MIEI GIORNI:

Alzo gli occhi verso il simpatico calendario dell'elettrotecnica sotto casa e leggo un po' di quelle note in ROSSO a fianco di giotteschi pallocchi, anch'essi ROSSI:

- Scadenza INARCASSA

- Scadenza rata macchina

- Scadenza IVA

- Pagare commercialista

- Pagare assicurazione.

Più o meno, spannometricamente, nei prossimi due mesi, se ne dovrebbero andare circa 2500/3000 euri.

Poi ho letto anche questa cosa e mi è venuta un po' di ansia da prestazione, mica per altro, ma perchè in quell'articolo si parla di cifre che il mio conto in banca si sogna la notte (e poi si sveglia tutto bagnato...)

Quindi, a meno di comprare  quelle scarpe utilizzandole poi per arrotondare lo stipendio, passeggiando in quel di Via Salaria o Via Prati Fiscali, credo che sia il caso di adottare la famosa strategia del portafoglio blindato.

La strategia del portafoglio blindato consiste nel girare con al massimo 5 euri dentro e lasciare carte e cartine a casa, sottochiave.

A ciò bisogna unire il mantra anti-shopping. Ogni volta che si vede qualcosa di bello da comprare bisogna ripetere continuamente:"Non mi serve, ho una cosa simile a casa, non lo utlizzerei mai", questo finchè non si è a una distanza di sicurezza dall'oggetto agognato (circa una ventina di km, per stare tranquilli).

Ce la posso fare

(ma anche no)

 

 

 

 

 

ARTEmisia76 @ 17:35 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, maggio 24, 2007 | in : vita architettonica

Questa mattina, sopralluogo in cantiere con impresa, proprietario e architetta di una famosa Banca Nazionale del Lavoro.

Arrivo.

Dopo un'ora e mezzo di autobus, capello sconvolto tenuto su da un pratico fermaglio di plastica marrone, simil tartaruga.

Pantalone verdino in lino, piuttosto stropicciato, comprato all' Oviesse per 30 euri (una spesona!).

Maglietta sbracciata e scollacciata multicolor, comprata al mercato di Via Sannio per modici 10 euri.

Sotto la maglietta sbracciata e scollacciata, canottierina microfibra azzurra per coprire ciò che è bene coprire se vai in cantiere. Come sopra, mercatino di Via Sannio, questa volta 5 euri.

Borsone verde pieno di roba (50 euri, un colpaccio all'outlet).

Espradillas nere ai piedi (non esattamente scarpe da cantiere, ma io c'ho caldo).

Colorito: bianco pallido.

Leggermente sudaticcia, piuttosto affannata  e con una leggera cervicale provocata dall'aria condizionata a meno 85 gradi sparata direttamente sul collo dalle bocchette di aerazione dell'autobus (a Roma negli autobus è così, o ti schianti di caldo e respiri l'anidride carbonica del tuo vicino oppure muori congelato dall'aria condizionata messa al massimo con il bus vuoto).

Poi, arriva LEI. L'altra architetta.

Scende leggiadra da una mini color verdino, tetto apribile e borchie in lega.

Capello raccolto in un complicato chignon sopra la testa.

Vestitino scollacciato verdino, impunturato viola. Credo seta o qualcosa del genere.Spettacolare.

Scarpe viola (come le cuciture del vestito) a punta con tacco da 8 cm.

Occhialino viola.

Borsa bianca con sopra un PRADA che campeggiava splendente sulla targhetta di ottone.

Colorito sano, trucco leggero, manicure perfetta.

Arriva splendida splendente, come se fosse appena uscita dal parrucchiere.

Ci diamo la mano.

E mentre lei mi parla io penso che, di questo mestiere, mi deve essere davvero sfuggito qualche importante particolare.

cazzo.

 

 

ARTEmisia76 @ 13:17 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
giovedì, maggio 17, 2007 | in : vita architettonica

Capisci di essere entrata nel mondo adulto quando, al tipo che ti dice al telefono:"Architetto, non ce la faccio a venire li per le 12:45. Arriverò alle 14",

non dici "a-STRONZO", ma:"a-CCIPICCHIA!".

e in quel accipicchia ci metti tutto il rancore che il tuo corpo riesce a provare.

e lui lo percepisce.

e arriva in circa 15 minuti netti (saltando presumibilmente la pausa pranzo o l'appuntamento galante con la segretaria)

(ma tu hai comunque aspettato mezz'ora perchè ti ostini ad arrivare in anticipo agli appuntamenti - deficiente!)

(la prossima volta provo con PERBACCOLINA. vediamo che risultati produce...)

ARTEmisia76 @ 13:50 | commenti (2)(popup) | commenti (2)